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Il presente articolo nasce dall’esigenza di rispondere al quesito rivolto da alcuni DJ sull’utilizzabilità di opere musicali, rilasciate con licenza Creative Commons (da ora, in brevità, “licenza CC”), Non Opere Derivate (ND), nel corso delle loro performance artistiche, alla luce di un contesto normativo alquanto spinoso e spesso di non facile comprensione.

In primo luogo, riteniamo utile fornire una definizione delle licenze CC e ricordare il motivo della loro nascita.

Nel 2002, veniva presentata al pubblico l’organizzazione non-profit Creative Commons (CC), nata nel 2001, su impulso di Lawrence Lessig (noto professore della Stanford Law School ed esperto di digital copyright law), nonché, di altri giuristi, tra i quali, James Boyle (Duke Law School) e l’eminente informatico del MIT, Hal Abelson. L’idea nasceva dall’esigenza di fornire uno strumento giuridico idoneo a facilitare la circolazione delle opere dell’ingegno, all’epoca dell’avvento della tecnologia digitale, fondata su meccanismi di condivisione e diffusione, garantendo al contempo la tutela delle opere.

Pertanto, tra il tradizionale modello di copyright, basato sul concetto di “tutti i diritti riservati” (all rights reserved) ed il modello del “pubblico dominio” (public domain), fondato, invece, sul concetto del “nessun diritto riservato” (no rights reserved), si inseriscono le “Creative Commons Public Licenses” (CCPL), basate sul nuovo concetto espresso dal motto “alcuni diritti riservati” (some rights reserved).

Il presupposto su cui poggiano le predette licenze d’uso è la facoltà riconosciuta ai titolari dei diritti dalle legislazioni sul diritto d’autore di decidere se e in che modo i licenziatari possano sfruttare on line le opere dell’ingegno in modo trasparente e, soprattutto, legale.

Dunque, nell’era informatica, che detiene il pregio di aver reso più liberi e fruibili i contenuti d’autore ma che, nel contempo, ha causato non pochi problemi in materia di violazione del copyright, le licenze CC tentano di risolvere, a monte, eventuali dubbi o controversie, dando all’utente uno strumento di facile comprensione ai fini dell’utilizzo di un’opera dell’ingegno, senza ledere i diritti d’autore.

Possiamo dunque affermare che, a differenza della più stringente e forte tutela prevista dal classico modello di copyright (dove i titolari si riservano la facoltà esclusiva di esercitare tutti i diritti patrimoniali loro spettanti), le licenze CC si fondano sull’esigenza di offrire una forma più flessibile di copyright, in ragione delle differenti esigenze richieste dallo sfruttamento delle opere in ambiente digitale. Il licenziante, attraverso il meccanismo della licenza prescelta, decide di concedere o meno alcuni ulteriori diritti al licenziatario, sulla base di specifici termini e condizioni propri della licenza prescelta, oltre a concedere di default la facoltà di distribuire, comunicare al pubblico, rappresentare, eseguire, recitare o esporre in pubblico l’Opera, anche in forma digitale (area che rappresenta la base comune di diritti concessi da ciascuna delle sei licenze CC), riservandosi o meno l’utilizzo per fini commerciali e/o la facoltà di modificare l’opera al fine di creare opere derivate.

A dimostrazione di ciò, sta la possibilità di personalizzare le varie tipologie di licenza sulla base dello scopo e dell’intenzione del titolare dell’opera che viene distribuita, applicando e combinando tra loro le quattro clausole base, c.d. “Attribution (BY)”, “Non Commercial (NC)”, “No Derivates Works (ND)” e “ Share Alike (SA)”.

Ricordiamo che la clausola “Attribuzione” è requisito essenziale di ogni tipologia di licenza CC, a salvaguardia del diritto morale di paternità sull’opera. Inoltre, il contenuto comune a ciascuna delle licenze CC è, come detto, l’autorizzazione alla riproduzione, distribuzione, esecuzione e/o rappresentazione dell’opera stessa. La clausola “Non commerciale” permette ai terzi licenziatari di copiare, distribuire, mostrare ed eseguire l’opera esclusivamente per fini non commerciali. Nell’ipotesi della clausola “No opere derivate”, invece, il titolare dell’opera consente l’utilizzo di quest’ultima, a patto che non siano apportate trasformazioni, alterazioni o modifiche di alcun genere. Infine, con la clausola “Condividi allo stesso modo”, il licenziante autorizza la creazione di opere derivate, a condizione che queste ultime sia siano rilasciate con la medesima licenza attraverso cui è stata rilasciata l’opera originale. Il licenziante rilascia una licenza valida per tutto il mondo, gratuita, non esclusiva e perpetua (per la durata del diritto d’autore applicabile).

Orbene, desideriamo focalizzare la nostra analisi sulla licenza CC ND, al fine di poter chiarire i dubbi sull’applicabilità della stessa, nell’ipotesi di utilizzo da parte dei DJ di opere musicali rilasciate con tale tipologia di licenza durante lo svolgimento della loro attività artistica.

Con la suddetta clausola possono configurarsi solo le seguenti combinazioni:

– Attribuzione – Non opere derivate (CC BY-ND)

– Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate (CC BY-NC-ND)

È necessario chiarire, in prima istanza, il concetto di opera derivata, così come disciplinato, nel nostro ordinamento giuridico, dalla Legge 633/1941. Ai sensi dell’art 4 della L. 633/1941 (LdA), “senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”, dunque, l’opera che sia oggetto di elaborazione o modificazione di un’opera originaria, c.d. opera derivata, è essa stessa oggetto di tutela del diritto d’autore, purché abbia un carattere creativo e non violi i diritti sull’opera originaria. Secondo l’art 18 LdA, infatti, “il diritto esclusivo di elaborare comprende tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell’opera previste nell’art. 4” ed è riservato in esclusiva all’autore; da ciò si evince che ogni modificazione o trasformazione di un’opera deve essere preventivamente autorizzata dal titolare dei diritti sull’opera stessa.

Purtroppo, non è sempre di facile delineazione la definizione esatta di “opera derivata” e, quindi, non è sempre agile determinare il grado di creatività richiesta affinché possa qualificarsi invece un’opera come “variazione originale”, pur derivando da un’altra già esistente. La definizione di opera derivata è fornita dall’art. 4 della LdA , che disciplina appunto le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, intendendo a tale stregua le “traduzioni in altra lingua”, “trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica”, le “modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria”, gli “adattamenti, riduzioni, compendi” e le “variazioni non costituenti opera originale”. Il risultato dell’attività artistica svolta dal DJ durante una sua performance potrebbe qualificarsi come elaborazione creativa o opera derivata, considerando il fatto che l’elenco di cui all’art. 4 LdA non può definirsi tassativo.

Seguendo alla lettera la definizione di “materiale elaborato”, sancita dall’art. 1 della licenza CC BY-ND, esso viene indicato come “materiale oggetto di diritti d’autore e simili, che derivi o sia basato sul materiale concesso in licenza, ove quest’ultimo sia tradotto, alterato, arrangiato, trasformato o altrimenti modificato, in una maniera che richieda il permesso ai sensi dei diritti d’autore e simili detenuti dal Licenziante”. Si specifica, inoltre, che costituisce “Materiale Elaborato” la sincronizzazione dell’opera oggetto di licenza, quando questa sia una composizione musicale, un’esecuzione musicale o una registrazione di suoni, con un’immagine in movimento.

Pertanto, nell’ambito delle licenze CC, per “opera derivata” s’intende il risultato di modifiche o integrazioni di un’opera originaria che la trasformino in una nuova opera, in cui sia comunque riconoscibile l’opera originaria, ma che non ne rappresenti copia esatta. Sono considerate, ad esempio, opere derivate una traduzione da una lingua ad un’altra o una trasposizione di un libro in opera cinematografica. Si evidenzia, inoltre, che le licenze CC (anche quelle contenenti la specificazione “opere non derivate”) permettono all’utente di esercitare i diritti concessi di default da tutte le licenze in ogni formato e con ogni mezzo.

Alla luce di quanto predetto, la domanda che ci si pone è, stante l’impossibilità di poter effettuare trasformazioni, alterazioni o modifiche di alcun genere in un’opera rilasciata con licenza CC ND, può considerarsi legittima l’utilizzazione di opere musicali rilasciate con tale tipologia di licenza CC durante un DJ Set?

Al fine di fornire una risposta a tale quesito, risulta necessario fornire una definizione di Dj Set.

Ricordiamo che ricopre la figura del Club DJ colui il quale, in presenza di un pubblico determinato, esegue, attraverso strumenti meccanici, composizioni musicali, mixandole in sequenza tra loro. Il Dj Set è rappresentato dalla sequenza mixata, grazie a specifiche competenze tecniche, di una serie di opere musicali scelte con dovizia dal DJ. Tuttavia è bene specificare che l’attività del DJ non si esaurisce in una semplice esecuzione pedissequa di brani selezionati, come se venisse riprodotta una mera playlist, ma si arricchisce di interventi volti ad alterare il tempo e/o la tonalità dei brani, aggiungere ulteriori suoni, “jingle” o eseguire dal vivo strumenti musicali. È proprio con questa miscela di tecnica, gusto musicale e talento che emerge la c.d. “creatività artistica” del DJ.

Pertanto, si potrebbe affermare che il risultato di questa attività porti alla creazione di “un’opera derivata”, in linea con quanto stabilito dalla legge sul diritto d’autore. Dunque, l’utilizzo di opere musicali rilasciate con le licenze CC ND in un DJ Set, ad una prima analisi, sembrerebbe bandito.

Per certi versi, l’attività del DJ durante un live potrebbe trovare delle analogie con la c.d. “improvvisazione” più nota nel campo del jazz, intesa come creazione estemporanea davanti ad un pubblico, per il pubblico e grazie al pubblico, qualora il DJ arricchisca la propria performance con l’esecuzione di una o più opere o parti di opere musicali, sia attraverso lo strumento meccanico, sia con l’utilizzo di uno strumento musicale tradizionale.

Se volessimo estendere lo stesso principio al DJ Set e, quindi, considerarlo meritevole di tutela quale opera derivata, alla stregua di un’improvvisazione jazz, dovremmo far riferimento a quei casi in cui la performance viene fissata su un supporto e in cui il DJ esegue brani rilasciati con licenza CC ND. In tal caso, si configurerebbe il limite posto dalla licenza stessa, ovvero quello del divieto di creazione di un’opera derivata.

Tuttavia, il predetto limite verrebbe superato nell’ipotesi in cui il DJ Set si esaurisse in una esecuzione pubblica, senza fissazione su supporto della registrazione audio.

Pertanto, a nostro avviso, l’ostacolo all’utilizzo dei brani rilasciati con licenza CC ND può sussistere solo qualora il DJ riproduca il DJ set su di un supporto.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, risulta evidente che la mancanza di un espresso inquadramento della figura del DJ quale artista interprete esecutore rappresenta una lacuna legislativa che, non solo esclude forme di tutela a tale categoria di artisti, ma, in certi casi, limita la loro libertà di espressione e di creatività.

Si auspica, pertanto, de iure condendo, un maggiore interesse alle tematiche sopra esposte da parte del legislatore.

(DDA Studio Legale)