Sherlock Holmes e il Dottor Watson alle prese con il pubblico dominio.

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Che Sherlock Holmes stia vivendo un periodo particolarmente fortunato lo si intuisce dal successo suscitato proprio negli ultimi anni da alcuni recenti adattamenti cinematografici e televisivi: i leggendari personaggi scaturiti dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, oltre ai lungometraggi prodotti dalla Warner Bros, infatti, stanno mietendo sperticate lodi anche per le popolari serie tv che li vedono, trasposti ai giorni nostri, protagonisti dell’omonimo Sherlock, prodotto dalla britannica BBC, e dell’americano Elementary trasmesso dalla CBS. E il personaggio del popolare detective è talmente ancora appetibile, commercialmente parlando, che qualche mese fa la stessa BBC aveva paventato la possibilità di agire per vie legali nel caso in cui la CBS, con il suo Elementary, avesse ripreso pedissequamente alcuni degli elementi peculiari della stessa fortunata serie britannica. Ma questa è un’altra storia che mostra tuttavia quanto ancora l’interesse verso lo sfruttamento economico del personaggio del celebre investigatore sia sentito e ben lontano dallo spegnersi, a pochi anni ormai dalla sua completa caduta nel pubblico dominio.Che Sherlock Holmes stia vivendo un periodo particolarmente fortunato lo si intuisce dal successo suscitato proprio negli ultimi anni da alcuni recenti adattamenti cinematografici e televisivi: i leggendari personaggi scaturiti dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, oltre ai lungometraggi prodotti dalla Warner Bros, infatti, stanno mietendo sperticate lodi anche per le popolari serie tv che li vedono, trasposti ai giorni nostri, protagonisti dell’omonimo Sherlock, prodotto dalla britannica BBC, e dell’americano Elementary trasmesso dalla CBS. E il personaggio del popolare detective è talmente ancora appetibile, commercialmente parlando, che qualche mese fa la stessa BBC aveva paventato la possibilità di agire per vie legali nel caso in cui la CBS, con il suo Elementary, avesse ripreso pedissequamente alcuni degli elementi peculiari della stessa fortunata serie britannica. Ma questa è un’altra storia che mostra tuttavia quanto ancora l’interesse verso lo sfruttamento economico del personaggio del celebre investigatore sia sentito e ben lontano dallo spegnersi, a pochi anni ormai dalla sua completa caduta nel pubblico dominio.

Già, perché la notizia di qualche giorno fa è che finalmente il giudice statunitense Ruben Castillo ha emesso la sentenza riguardo al caso che ha visto coinvolto lo scrittore Leslie S. Klinger contro la Conan Doyle Estate, Ltd., detentrice dei diritti sulle opere ancora coperte da copyright del leggendario scrittore scozzese. Klinger aveva già curato in precedenza un’opera dal titolo “A study in Sherlock”, volume nel quale alcuni scrittori contemporanei, prendendo in prestito elementi e personaggi dell’universo creato da Conan Doyle, avevano realizzato una serie di nuovi e inediti racconti: l’opera venne pubblicata poi dalla Random House la quale preferì pagare i diritti alla Conan Doyle Estate, a scanso di eventuali problematiche legali. Problematiche che, in effetti, si sono verificate con il successivo libro curato da Klinger, “In the Company of Sherlock Holmes”, per il quale lo stesso curatore ha insistito circa l’inopportunità del pagamento dei diritti per lo sfruttamento delle opere di Conan Doyle poiché, almeno per quanto riguarda gli scritti precedenti al 1923, caduti già in pubblico dominio.

E il punto della vicenda processuale è stato proprio questo: l’utilizzo di elementi di un’opera seriale (quale è quella relativa a Sherlock Holmes) caduta in parte in pubblico dominio e in parte ancora protetta da copyright, necessita, e se sì in quale misura, di una licenza da parte dei detentori dei diritti d’autore? Innanzitutto bisogna specificare che il corpus principale dell’opera letteraria di Conan Doyle è stato realizzato precedentemente al 1923, mentre dopo tale data risultano essere stati scritti solo dieci racconti, che in buona sostanza poco aggiungono alla saga complessiva che vede protagonista lo stesso Sherlock Holmes. I racconti oggetto dell’operazione di “elaborazione” creativa curata da Klinger si basano, per la maggior parte, proprio su personaggi e caratteristiche tratte delle storie scritte prima del 1923: i principali elementi di novità che si riscontrano nei dieci racconti ancora sottoposti a copyright si limitano infatti per lo più a una manciata di trovate riguardanti sia Watson (l’inserimento del personaggio di sua moglie e i riferimenti al suo passato da atleta) che lo stesso Sherlock Holmes (il suo ritiro dalla agenzia investigativa).

La corte ha innazitutto proceduto separando nettamente le opere realizzate prima e dopo il 1923, stabilendo chiaramente che quanto prodotto prima di tale data dovesse essere considerato a tutti gli effetti di pubblico dominio. L’obiezione rivolta dalla Conan Doyle Estate ha insistito sul fatto che i personaggi di fiction, ancora parzialmente protetti dal diritto d’autore, non possono essere considerati liberamente utilizzabili, poiché un personaggio si “evolve”, insieme alle sue caratteristiche, per tutta la durata della serie di storie in cui è presente, rendendo quindi impossibile operare una distinzione circa gli elementi liberamente utilizzabili o meno. In buona sostanza, il personaggio è da ritenersi compiuto solo al termine dell’ultimo racconto in cui questi è presente. La corte non ha ritenuto tale tesi sostenibile e ha dunque stabilito, in merito a questo punto, che i personaggi frutto dell’ingegno di Conan Doyle debbono essere considerati di pubblico dominio, escludendo tuttavia quegli elementi che fanno capo ai racconti successivi al 1923 e che ancora si trovano sotto copyright. Basandosi su alcuni precedenti giurisprudenziali (Silverman v. CBS. Inc.), il giudice Castillo ha convenuto che i cosiddetti “increments of expression”, ovvero le ulteriori aggiunte narrative relative ai personaggi fornite dai dieci racconti in questione, sono da considerarsi sotto copyright almeno sino al 2022 quando l’intera opera di Conan Doyle cadrà in pubblico dominio.

Di nessun pregio è stata peraltro l’obiezione rivolta alla corte dalla Conan Doyle Estate, asserendo che la tutela dei personaggi di Sherlock Holmes e Watson andasse considerata nella interezza dello sviluppo narrativo della serie vista la loro specifica complessità: tale affermazione non è però stata supportata da alcuna dimostrazione circa un’eventuale protezione straordinaria nel caso di personaggi di fiction particolarmente sviluppati. Anzi, come la corte fa notare, una simile impostazione andrebbe a estendere inopportunamente i limiti di tempo di sfruttamento dell’opera dell’ingegno, andando a confliggere proprio con uno degli obiettivi stessi del Copyright act, e cioè la possibilità da parte di tutti di usufruire di un’opera caduta in pubblico dominio.

Per quel che riguarda invece i racconti successivi al 1923, la corte ha ritenuto di considerare tutte le opere successive, aventi protagonisti Sherlock Holmes e Watson, come opere derivate: secondo quanto affermato dal Prof. David Nimmer infatti, dopo che un personaggio è stato introdotto all’interno di un’opera, i successivi lavori che lo vedranno protagonista andranno considerati come “derivative works”. E la porzione di quanto tutelato di tali opere derivate è data da una verifica degli elementi innovativi inseriti all’interno del materiale originario.  Premesso questo, la corte ha dunque proceduto all’analisi degli elementi inediti presenti all’interno dei dieci racconti successivi al 1923, rinvenendo una serie di novità narrative che a pieno titolo possono essere ritenute tutelabili dal copyright (l’introduzione di un nuovo personaggio, un approfondimento circa il passato di Watson e una svolta nel plot della serie). Per questo motivo la richiesta di Klinger in merito a un riconoscimento della scarsa rilevanza ed essenzialità degli elementi nuovi presenti nei racconti successivi al 1923 non è stata accolta.

La decisione della corte ha quindi riconosciuto la caduta in pubblico dominio delle opere di Conan Doyle precedenti al 1923, specificando la possibilità di usufruire liberamente dei personaggi di Sherlock Holmes e di Watson. Che la notizia sarebbe stata appresa con grande gioia da parte di tutti i fan del celebre investigatore era cosa prevedibile, vista l’importanza che nell’immaginario collettivo Sherlock Holmes ha da sempre rivestito e ora non resta che aspettare la caduta in pubblico dominio di molti altri personaggi a cui il Copyright term extension act del 1998 ha allungato di qualche anno lo sfruttamento commerciale da parte delle società che ne detengono i diritti. Un nome su tutti: Mickey Mouse.

Dott. Marco Prato

Già, perché la notizia di qualche giorno fa è che finalmente il giudice statunitense Ruben Castillo ha emesso la sentenza riguardo al caso che ha visto coinvolto lo scrittore Leslie S. Klinger contro la Conan Doyle Estate, Ltd., detentrice dei diritti sulle opere ancora coperte da copyright del leggendario scrittore scozzese. Klinger aveva già curato in precedenza un’opera dal titolo “A study in Sherlock”, volume nel quale alcuni scrittori contemporanei, prendendo in prestito elementi e personaggi dell’universo creato da Conan Doyle, avevano realizzato una serie di nuovi e inediti racconti: l’opera venne pubblicata poi dalla Random House la quale preferì pagare i diritti alla Conan Doyle Estate, a scanso di eventuali problematiche legali. Problematiche che, in effetti, si sono verificate con il successivo libro curato da Klinger, “In the Company of Sherlock Holmes”, per il quale lo stesso curatore ha insistito circa l’inopportunità del pagamento dei diritti per lo sfruttamento delle opere di Conan Doyle poiché, almeno per quanto riguarda gli scritti precedenti al 1923, caduti già in pubblico dominio.

E il punto della vicenda processuale è stato proprio questo: l’utilizzo di elementi di un’opera seriale (quale è quella relativa a Sherlock Holmes) caduta in parte in pubblico dominio e in parte ancora protetta da copyright, necessita, e se sì in quale misura, di una licenza da parte dei detentori dei diritti d’autore? Innanzitutto bisogna specificare che il corpus principale dell’opera letteraria di Conan Doyle è stato realizzato precedentemente al 1923, mentre dopo tale data risultano essere stati scritti solo dieci racconti, che in buona sostanza poco aggiungono alla saga complessiva che vede protagonista lo stesso Sherlock Holmes. I racconti oggetto dell’operazione di “elaborazione” creativa curata da Klinger si basano, per la maggior parte, proprio su personaggi e caratteristiche tratte delle storie scritte prima del 1923: i principali elementi di novità che si riscontrano nei dieci racconti ancora sottoposti a copyright si limitano infatti per lo più a una manciata di trovate riguardanti sia Watson (l’inserimento del personaggio di sua moglie e i riferimenti al suo passato da atleta) che lo stesso Sherlock Holmes (il suo ritiro dalla agenzia investigativa).

La corte ha innazitutto proceduto separando nettamente le opere realizzate prima e dopo il 1923, stabilendo chiaramente che quanto prodotto prima di tale data dovesse essere considerato a tutti gli effetti di pubblico dominio. L’obiezione rivolta dalla Conan Doyle Estate ha insistito sul fatto che i personaggi di fiction, ancora parzialmente protetti dal diritto d’autore, non possono essere considerati liberamente utilizzabili, poiché un personaggio si “evolve”, insieme alle sue caratteristiche, per tutta la durata della serie di storie in cui è presente, rendendo quindi impossibile operare una distinzione circa gli elementi liberamente utilizzabili o meno. In buona sostanza, il personaggio è da ritenersi compiuto solo al termine dell’ultimo racconto in cui questi è presente. La corte non ha ritenuto tale tesi sostenibile e ha dunque stabilito, in merito a questo punto, che i personaggi frutto dell’ingegno di Conan Doyle debbono essere considerati di pubblico dominio, escludendo tuttavia quegli elementi che fanno capo ai racconti successivi al 1923 e che ancora si trovano sotto copyright. Basandosi su alcuni precedenti giurisprudenziali (Silverman v. CBS. Inc.), il giudice Castillo ha convenuto che i cosiddetti “increments of expression”, ovvero le ulteriori aggiunte narrative relative ai personaggi fornite dai dieci racconti in questione, sono da considerarsi sotto copyright almeno sino al 2022 quando l’intera opera di Conan Doyle cadrà in pubblico dominio.

Di nessun pregio è stata peraltro l’obiezione rivolta alla corte dalla Conan Doyle Estate, asserendo che la tutela dei personaggi di Sherlock Holmes e Watson andasse considerata nella interezza dello sviluppo narrativo della serie vista la loro specifica complessità: tale affermazione non è però stata supportata da alcuna dimostrazione circa un’eventuale protezione straordinaria nel caso di personaggi di fiction particolarmente sviluppati. Anzi, come la corte fa notare, una simile impostazione andrebbe a estendere inopportunamente i limiti di tempo di sfruttamento dell’opera dell’ingegno, andando a confliggere proprio con uno degli obiettivi stessi del Copyright act, e cioè la possibilità da parte di tutti di usufruire di un’opera caduta in pubblico dominio.

Per quel che riguarda invece i racconti successivi al 1923, la corte ha ritenuto di considerare tutte le opere successive, aventi protagonisti Sherlock Holmes e Watson, come opere derivate: secondo quanto affermato dal Prof. David Nimmer infatti, dopo che un personaggio è stato introdotto all’interno di un’opera, i successivi lavori che lo vedranno protagonista andranno considerati come “derivative works”. E la porzione di quanto tutelato di tali opere derivate è data da una verifica degli elementi innovativi inseriti all’interno del materiale originario.  Premesso questo, la corte ha dunque proceduto all’analisi degli elementi inediti presenti all’interno dei dieci racconti successivi al 1923, rinvenendo una serie di novità narrative che a pieno titolo possono essere ritenute tutelabili dal copyright (l’introduzione di un nuovo personaggio, un approfondimento circa il passato di Watson e una svolta nel plot della serie). Per questo motivo la richiesta di Klinger in merito a un riconoscimento della scarsa rilevanza ed essenzialità degli elementi nuovi presenti nei racconti successivi al 1923 non è stata accolta.

La decisione della corte ha quindi riconosciuto la caduta in pubblico dominio delle opere di Conan Doyle precedenti al 1923, specificando la possibilità di usufruire liberamente dei personaggi di Sherlock Holmes e di Watson. Che la notizia sarebbe stata appresa con grande gioia da parte di tutti i fan del celebre investigatore era cosa prevedibile, vista l’importanza che nell’immaginario collettivo Sherlock Holmes ha da sempre rivestito e ora non resta che aspettare la caduta in pubblico dominio di molti altri personaggi a cui il Copyright term extension act del 1998 ha allungato di qualche anno lo sfruttamento commerciale da parte delle società che ne detengono i diritti. Un nome su tutti: Mickey Mouse.

Dott. Marco Prato

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