Define & Defend – “L’evoluzione di nuovi eventi con musica da ballo: Autori, Artisti, Produttori, Società di gestione collettiva dei diritti d’autore e connessi e il ruolo del Promoter”

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Giovedì 11 luglio si è tenuta presso lo spazio La Pelanda, all’interno dell’evento IPM 2013 (International Promoters Meeting www.ipmrome.com), la conferenza dal titolo “L’evoluzione di nuovi eventi con musica da ballo: Autori, Artisti, Produttori, Società di gestione collettiva dei diritti d’autore e connessi e il ruolo del Promoter”: oggetto di discussione dell’incontro pomeridiano è stata proprio la riflessione comune sulla figura professionale del Promoter di eventi musicali e, in particolare, nell’ambito dance. Dare una definizione e un inquadramento della figura del Promoter è, infatti, impresa sfuggente e di difficile realizzazione: proprio il fatto stesso che tale professione sia così strettamente legata alle dinamiche che fanno muovere il mondo della musica dal vivo rende questo un mestiere arduo da cristallizzare in una serie di formule facilmente applicabili. Il Promoter, infatti, si adegua e modella il proprio lavoro in base alle variazioni che il panorama musicale stesso mette in atto continuamente e, soprattutto in questi ultimi anni in cui il mercato discografico ha subito numerosi e sostanziali cambiamenti, ha dovuto essere in grado di seguirne e cogliere le sue istanze più significative.


Ad aprire e moderare l’incontro con i numerosi ospiti è stato l’Avvocato Deborah De Angelis, presidente dell’associazione A-DJ, la quale ha introdotto la discussione circa la regolamentazione e i mutamenti che la professione del Promoter sta subendo: il ruolo del Promoter deve essere dunque flessibile e per forza di cose adattarsi agli scenari che il panorama musicale offre e ai suoi continui cambiamenti. In questi ultimi anni, in cui per contrastare la crisi delle vendite dei dischi si è deciso di puntare maggiormente sugli eventi live, il Promoter ha dovuto sapersi reinventare numerose volte, assimilando i mutamenti del settore, analizzandoli e attuando una mediazione costante fra musicisti, agenti, etichette discografiche: proprio la sempre maggiore responsabilità derivante dall’organizzazione di eventi più costosi e importanti ha portato a interrogarsi sulla possibilità o meno di operare una regolamentazione della professione come, ad esempio, è accaduto a San Francisco dove per esercitare tale mestiere è stata richiesta una formalizzazione con tanto di iscrizione a un Registro.
A essere d’accordo circa il mutamento della figura del promoter è stato Lorenzo Rumi (dell’agenzia Club Culture), il quale con il suo intervento ha sottolineato come il cambiamento di dimensioni degli eventi live dei dj (dal club agli stadi) abbia portato anche a un radicale ripensamento del ruolo dell’organizzatore di spettacoli dal vivo. Il dj è diventato una popstar ormai, e grazie a sistemi di circolazione quali Youtube o Spotify, la musica ora ha un bacino di utenza decisamente maggiore portando ad ampliare sempre di più il pubblico degli eventi live. Per questo motivo il ruolo del promoter di eventi dance è ormai assimilabile all’opera imprenditoriale svolta dagli organizzatori di concerti dai grandi numeri: per contro, Rumi ha fatto notare anche come questo mutamento di condizioni abbia portato a una scomparsa della capacità di scouting che era insita nel lavoro stesso svolto dal promoter.
L’intervento di Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, si è invece concentrato sulla necessità di fare sinergia, di agganciarsi all’Europa, e di guardare alle esperienze fortunate e positive che nascono al di fuori dei nostri confini. In particolare, ciò su cui Spera ha puntato l’attenzione è stata proprio la mancanza di percezione che lo Stato ha nei confronti del lavoro dell’artista, lavoro che invece dovrebbe essere incoraggiato attraverso maggiori interventi a supporto specialmente dei giovani, creando spazi adeguati e situazioni favorevoli che possano dar loro la possibilità di esprimersi e di creare senza troppi vincoli. Vincoli, come la stoccata che Spera ha lanciato in chiusura del suo intervento, che spesso arrivano proprio da quelle società di gestione collettiva che, invece, dovrebbero essere proprio dalla parte degli artisti stessi.
Manlio Mallia, Vice Direttore Generale SIAE, ha puntualizzato come il ruolo del promoter debba diventare al giorno d’oggi maggiormente flessibile, proprio in vista dei rischi e delle responsabilità che nell’ambito dello svolgimento del suo mestiere questi si addossa. Anche secondo quanto detto da Mallia è lo spettacolo dal vivo che al momento traina l’industria discografica, in un panorama in cui la musica viene sempre più fruita come esperienza che non come un mero possesso del supporto meccanico: e l’esperienza, in questo caso, sono gli eventi live. Resta però, come spiega sempre Mallia, la difficoltà insita proprio nella regolamentazione fiscale degli eventi musicali dei dj, dato che questi sono definiti, e pertanto regolamentati, come “concerti con supporto meccanico”. Ciò significa che una serata in discoteca e un concerto in uno stadio, con determinate caratteristiche, non sono regolati allo stesso modo e questo è un problema che al più presto, come ammette lo stesso Vice Direttore SIAE, deve essere risolto.
Il preoccupante caso degli importanti concerti di dj saltati negli ultimi tempi è stato, invece, sollevato da Marco Mazzi, direttore artistico di Dj-mag Italia, il quale si è interrogato su questo fenomeno e ha provato a fornire delle risposte a tale proposito. In primo luogo, secondo quanto sostenuto da Mazzi, vi è il problema della burocrazia che spesso in Italia ostacola la realizzazione di un certo tipo di eventi, ma è soprattutto la scarsa cultura in merito alla club culture che fa sorgere i problemi maggiori. Spesso infatti, specialmente per quanto riguarda la pianificazione di concerti di grandi dimensioni, ci si scontra ancora contro una certa diffidenza generale verso i dj stessi e il loro pubblico, considerato per alcuni versi problematico e di difficile gestione: perchè questi preconcetti possano essere debellati è necessario, pertanto, che la figura del dj venga riconosciuta e difesa, e che si cerchi di rafforzare la cultura del club, rendendo giustizia a un certo tipo di intrattenimento dal vivo che sta diventando sempre più importante nel panorama musicale odierno.
L’intervento di Sara Andreani, responsabile del settore dance della Universal, ha portato la preziosa testimonianza da parte di una major: è ormai da qualche tempo che anche all’interno di grandi case discografiche si è puntata l’attenzione su un certo tipo di musica elettronica, specialmente quella proposta da artisti come Tiesto o Sebastian Ingrosso, dj che sono riusciti a impostare uno spettacolo live molto più simile al vero e proprio concerto “da stadio” che non all’evento da club. Questo tipo di show comporta ovviamente costi assolutamente rilevanti e la Andreani ha sottolineato come purtroppo in Italia ci sia ancora una carenza di professionalità nell’organizzazione di questo tipo di eventi (le defezioni di live importanti menzionate da Mazzi in precedenza ne sono un esempio), soprattutto per quanto concerne i rapporti con il management degli artisti. Ciò che, dunque, sarebbe auspicabile, si è augurata la Andreani, sarebbe un tentativo di disciplinare la figura del promoter, creando standard di professionalità adeguati e in linea anche con quelli degli altri paesi.
Claudio Coccoluto, dj di fama internazionale oltre che presidente onorario di A-DJ, ha offerto una sua interessante visione della questione: secondo Coccoluto infatti è fisiologico che il promoter degli eventi dance di grandi dimensioni verrà presto o tardi inglobato dal promoter che già adesso organizza i concerti negli stadi. È una questione di organizzazione del lavoro, di responsabilità e di capacità tecniche di progettare eventi di un certo tipo: Coccoluto ha puntualizzato nel suo intervento come sia comunque importante il non dimenticarsi della dimensione “club”, che è quella più libera, svincolata da ingerenze imposte da major (molti dj sono frutto di vincenti operazioni di marketing come, ad esempio, il fenomeno Skrillex, divenuto in breve tempo un vero e proprio brand). Lo sconfinamento negli stadi da parte dei promoter deve per Coccoluto essere quindi “ragionato”, ma la vera e propria ossatura di questo mestiere sarebbe bene che rimanesse connessa al club, proprio perchè tale dimensione non rischi di impoverirsi a discapito invece delle grandi produzioni.
Secondo Giuseppe Corasaniti, Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, invece, un vero problema rappresenta proprio la tutela giuridica che l’impianto normativo della legge sul diritto d’autore dedica alla musica contemporanea. Come sostiene Corasaniti, infatti, la cattiva percezione che si ha della musica moderna oltre a essere un problema di mancanza di cultura è anche frutto della carenza di norme giuridiche maggiormente “attuali” ed efficienti che possano essere in grado di rispondere al mutato panorama musicale di questi anni. Sarebbe pertanto utile che, sia dal punto di vista politico che delle istituzioni, ci fosse uno sforzo per colmare quel gap che si è venuto a creare fra la normativa e la situazione di fatto attuale (a cominciare, ad esempio, da alcune ormai antiquate formulazioni quali “musica con supporto meccanico” che necessiterebbero di più pertinenti e adeguate definizioni).
Leopoldo Lombardi, presidente AFI, ha dato una propria visione del mondo discografico italiano, riprendendo alcuni spunti offerti da Claudio Coccoluto: il mercato discografico, purtroppo, non versa in buona acque dato che il calo del fatturato si è fatto sentire, specie su quelle etichette che un tempo avevano anche il ruolo di compiere un lavoro di ricerca e di sviluppo di artisti. Proprio la mancanza di un certo tipo di lavoro di lancio di nuove realtà musicali, secondo Lombardi, è uno dei difetti che ci ha in qualche modo allontanati dall’essere protagonisti delle scene musicali internazionali: come giustamente Lombardi stesso fa notare, la musica italiana dance ha avuto un passato glorioso, ma negli ultimi tempi, specialmente a causa delle miopi politiche di mercato delle major, non vi sono stati altrettanti fenomeni in grado di darci visibilità e lustro all’estero. D’altronde Lombardi afferma quanto, a fronte degli scarsi investimenti che il mercato discografico impiega nell’industria musicale italiana, sia comunque opportuno fare leva sulla creatività e sulla spinta artistica, cercando in qualche modo di stimolare e dare nuova linfa vitale a un settore che in passato ha saputo regalare all’Italia un posto di tutto rispetto nel panorama dance internazionale.
Anche Mario Limongelli, Presidente PMI, ha premesso come il ruolo di artista sia perfettamente assimilabile a quello di dj, anzi, come ha specificato nel suo intervento, chiunque abbia un microfono in mano dovrebbe essere considerato tale proprio in quanto lo scopo è quello di intrattenere e conquistare il consenso del pubblico. La figura del dj deve quindi avere pari dignità rispetto a qualsiasi altro artista riconosciuto ed è lo stesso Limongelli ad augurarsi che certi tipi di realtà underground non scompaiano, proprio perchè è in queste fucine di creatività che si sviluppano i fenomeni artistico culturali più rilevanti. Per ciò che concerne invece la raccolta dei compensi, l’incasso del diritto connesso è un obbligo e Limongelli puntualizza come tale riscossione sia a favore degli stessi artisti che godono poi delle percentuali a loro riconosciute.
A chiudere il panel vi è stato, infine, l’intervento di Giuseppe Viggiano, presidente CNA Cultura e Spettacolo, che ha terminato la sessione pomeridiana con delle note positive e di speranza per quanto riguarda il mercato musicale italiano. A far ben sperare è, innanzitutto, l’attesa Legge sullo spettacolo dal vivo sulla quale le tempistiche sono ancora avvolte nel mistero, ma lo stesso Viggiano si augura che possano essere istituiti dei tavoli di concertazione coinvolgendo le diverse associazioni musicali per raccogliere direttamente dagli interessati i punti più importanti sui quali lavorare. E sempre Viggiano ha speso parole di ottimismo nei confronti della possibilità di attuare dei futuri progetti di educazione culturale e artistica sia fra i più giovani che fra coloro che vogliono operare nel settore, al di là di qualsiasi genere musicale in questione.
Al termine di questo panel denso e ricco di spunti si possono trarre delle conclusioni abbastanza precise sullo stato di salute della musica dance in Italia e sulla relativa organizzazione dei loro eventi live: molti sono i problemi che ancora affliggono il mercato discografico nazionale ma è bene che, a fronte dei recenti cambiamenti che il settore sta attraversando, ci si adegui in fretta e si sappia intervenire in maniera opportuna, sia per quanto riguarda la mera organizzazione delle attività concertistiche, sia per quello che attiene alla parte più normativa e burocratica. L’Italia è un paese che ha avuto un passato glorioso nel mondo della dance e dj come Claudio Coccoluto fanno bene a insistere sul fatto di non dimenticarsi della dimensione più propriamente del club nel quale la musica da ballo nasce, ma è giusto anche adeguarsi agli standard internazionali e alle correnti che il mercato discografico spesso impone, trasformando così, per certi versi, la figura del promoter in un vero e proprio imprenditore che addossa su di sè la responsabilità di spettacoli live di grandi dimensioni con i quali, finora, non si era ancora mai confrontato.
Un punto fermo è però bene porlo ed è quello della collaborazione fra tutti gli operatori del settore: solo lavorando tutti insieme, dalla stampa ai responsabili delle case discografiche, dalle società di gestione collettiva ai promoter, si potranno raggiungere importanti traguardi, senza mai dimenticare che il settore musicale è una vera e propria industria in grado, anche in tempi di crisi, di generare importanti introiti e ottenere grandi risultati.

Deb con didascalia

Ad aprire e moderare l’incontro con i numerosi ospiti è stato l’Avvocato Deborah De Angelis, presidente dell’associazione A-DJ, la quale ha introdotto la discussione circa la regolamentazione e i mutamenti che la professione del Promoter sta subendo: il ruolo del Promoter deve essere dunque flessibile e per forza di cose adattarsi agli scenari che il panorama musicale offre e ai suoi continui cambiamenti. In questi ultimi anni, in cui per contrastare la crisi delle vendite dei dischi si è deciso di puntare maggiormente sugli eventi live, il Promoter ha dovuto sapersi reinventare numerose volte, assimilando i mutamenti del settore, analizzandoli e attuando una mediazione costante fra musicisti, agenti, etichette discografiche: proprio la sempre maggiore responsabilità derivante dall’organizzazione di eventi più costosi e importanti ha portato a interrogarsi sulla possibilità o meno di operare una regolamentazione della professione come, ad esempio, è accaduto a San Francisco dove per esercitare tale mestiere è stata richiesta una formalizzazione con tanto di iscrizione a un Registro.

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A essere d’accordo circa il mutamento della figura del promoter è stato Lorenzo Rumi (dell’agenzia Club Culture), il quale con il suo intervento ha sottolineato come il cambiamento di dimensioni degli eventi live dei dj (dal club agli stadi) abbia portato anche a un radicale ripensamento del ruolo dell’organizzatore di spettacoli dal vivo. Il dj è diventato una popstar ormai, e grazie a sistemi di circolazione quali Youtube o Spotify, la musica ora ha un bacino di utenza decisamente maggiore portando ad ampliare sempre di più il pubblico degli eventi live. Per questo motivo il ruolo del promoter di eventi dance è ormai assimilabile all’opera imprenditoriale svolta dagli organizzatori di concerti dai grandi numeri: per contro, Rumi ha fatto notare anche come questo mutamento di condizioni abbia portato a una scomparsa della capacità di scouting che era insita nel lavoro stesso svolto dal promoter.

Spera con didascalia

L’intervento di Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, si è invece concentrato sulla necessità di fare sinergia, di agganciarsi all’Europa, e di guardare alle esperienze fortunate e positive che nascono al di fuori dei nostri confini. In particolare, ciò su cui Spera ha puntato l’attenzione è stata proprio la mancanza di percezione che lo Stato ha nei confronti del lavoro dell’artista, lavoro che invece dovrebbe essere incoraggiato attraverso maggiori interventi a supporto specialmente dei giovani, creando spazi adeguati e situazioni favorevoli che possano dar loro la possibilità di esprimersi e di creare senza troppi vincoli. Vincoli, come la stoccata che Spera ha lanciato in chiusura del suo intervento, che spesso arrivano proprio da quelle società di gestione collettiva che, invece, dovrebbero essere proprio dalla parte degli artisti stessi.

Mallia con didascalia

Manlio Mallia, Vice Direttore Generale SIAE, ha puntualizzato come il ruolo del promoter debba diventare al giorno d’oggi maggiormente flessibile, proprio in vista dei rischi e delle responsabilità che nell’ambito dello svolgimento del suo mestiere questi si addossa. Anche secondo quanto detto da Mallia è lo spettacolo dal vivo che al momento traina l’industria discografica, in un panorama in cui la musica viene sempre più fruita come esperienza che non come un mero possesso del supporto meccanico: e l’esperienza, in questo caso, sono gli eventi live. Resta però, come spiega sempre Mallia, la difficoltà insita proprio nella regolamentazione fiscale degli eventi musicali dei dj, dato che questi sono definiti, e pertanto regolamentati, come “concerti con supporto meccanico”. Ciò significa che una serata in discoteca e un concerto in uno stadio, con determinate caratteristiche, non sono regolati allo stesso modo e questo è un problema che al più presto, come ammette lo stesso Vice Direttore SIAE, deve essere risolto.

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Il preoccupante caso degli importanti concerti di dj saltati negli ultimi tempi è stato, invece, sollevato da Marco Mazzi, direttore artistico di Dj-mag Italia, il quale si è interrogato su questo fenomeno e ha provato a fornire delle risposte a tale proposito. In primo luogo, secondo quanto sostenuto da Mazzi, vi è il problema della burocrazia che spesso in Italia ostacola la realizzazione di un certo tipo di eventi, ma è soprattutto la scarsa cultura in merito alla club culture che fa sorgere i problemi maggiori. Spesso infatti, specialmente per quanto riguarda la pianificazione di concerti di grandi dimensioni, ci si scontra ancora contro una certa diffidenza generale verso i dj stessi e il loro pubblico, considerato per alcuni versi problematico e di difficile gestione: perchè questi preconcetti possano essere debellati è necessario, pertanto, che la figura del dj venga riconosciuta e difesa, e che si cerchi di rafforzare la cultura del club, rendendo giustizia a un certo tipo di intrattenimento dal vivo che sta diventando sempre più importante nel panorama musicale odierno.

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L’intervento di Sara Andreani, responsabile del settore dance della Universal, ha portato la preziosa testimonianza da parte di una major: è ormai da qualche tempo che anche all’interno di grandi case discografiche si è puntata l’attenzione su un certo tipo di musica elettronica, specialmente quella proposta da artisti come Tiesto o Sebastian Ingrosso, dj che sono riusciti a impostare uno spettacolo live molto più simile al vero e proprio concerto “da stadio” che non all’evento da club. Questo tipo di show comporta ovviamente costi assolutamente rilevanti e la Andreani ha sottolineato come purtroppo in Italia ci sia ancora una carenza di professionalità nell’organizzazione di questo tipo di eventi (le defezioni di live importanti menzionate da Mazzi in precedenza ne sono un esempio), soprattutto per quanto concerne i rapporti con il management degli artisti. Ciò che, dunque, sarebbe auspicabile, si è augurata la Andreani, sarebbe un tentativo di disciplinare la figura del promoter, creando standard di professionalità adeguati e in linea anche con quelli degli altri paesi.

Claudio Coccoluto con didascalia

Coccoluto, dj di fama internazionale oltre che presidente onorario di A-DJ, ha offerto una sua interessante visione della questione: secondo Coccoluto infatti è fisiologico che il promoter degli eventi dance di grandi dimensioni verrà presto o tardi inglobato dal promoter che già adesso organizza i concerti negli stadi. È una questione di organizzazione del lavoro, di responsabilità e di capacità tecniche di progettare eventi di un certo tipo: Coccoluto ha puntualizzato nel suo intervento come sia comunque importante il non dimenticarsi della dimensione “club”, che è quella più libera, svincolata da ingerenze imposte da major (molti dj sono frutto di vincenti operazioni di marketing come, ad esempio, il fenomeno Skrillex, divenuto in breve tempo un vero e proprio brand). Lo sconfinamento negli stadi da parte dei promoter deve per Coccoluto essere quindi “ragionato”, ma la vera e propria ossatura di questo mestiere sarebbe bene che rimanesse connessa al club, proprio perchè tale dimensione non rischi di impoverirsi a discapito invece delle grandi produzioni.

Corasaniti con didascalia

Secondo Giuseppe Corasaniti, Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, invece, un vero problema rappresenta proprio la tutela giuridica che l’impianto normativo della legge sul diritto d’autore dedica alla musica contemporanea. Come sostiene Corasaniti, infatti, la cattiva percezione che si ha della musica moderna oltre a essere un problema di mancanza di cultura è anche frutto della carenza di norme giuridiche maggiormente “attuali” ed efficienti che possano essere in grado di rispondere al mutato panorama musicale di questi anni. Sarebbe pertanto utile che, sia dal punto di vista politico che delle istituzioni, ci fosse uno sforzo per colmare quel gap che si è venuto a creare fra la normativa e la situazione di fatto attuale (a cominciare, ad esempio, da alcune ormai antiquate formulazioni quali “musica con supporto meccanico” che necessiterebbero di più pertinenti e adeguate definizioni).

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Un interessante punto di vista è quello che è stato offerto da Andrea Miccichè, presidente del Nuovo Imaie, il quale ha subito posto l’attenzione circa la definizione di artista secondo la legge italiana sul diritto d’autore e, in particolare, sulla figura dell’artista esecutore. L’impianto normativo antiquato della legge sente certamente il peso del tempo e in particolare questo salto culturale lo si percepisce quando ci si trova di fronte alla figura del dj. Miccichè ha comunque fatto notare quanto sia stato importante, al momento di definire i calcoli per le ripartizioni dei diritti connessi, interpellare anche le associazioni italiane di categoria dei dj, proprio per affrontare con coscienza e oggettività una situazione di fatto che evidentemente aveva e ha tuttora la necessità di essere bene analizzata, compresa e affrontata con le giuste e idonee misure.

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Leopoldo Lombardi, presidente AFI, ha dato una propria visione del mondo discografico italiano, riprendendo alcuni spunti offerti da Claudio Coccoluto: il mercato discografico, purtroppo, non versa in buona acque dato che il calo del fatturato si è fatto sentire, specie su quelle etichette che un tempo avevano anche il ruolo di compiere un lavoro di ricerca e di sviluppo di artisti. Proprio la mancanza di un certo tipo di lavoro di lancio di nuove realtà musicali, secondo Lombardi, è uno dei difetti che ci ha in qualche modo allontanati dall’essere protagonisti delle scene musicali internazionali: come giustamente Lombardi stesso fa notare, la musica italiana dance ha avuto un passato glorioso, ma negli ultimi tempi, specialmente a causa delle miopi politiche di mercato delle major, non vi sono stati altrettanti fenomeni in grado di darci visibilità e lustro all’estero. D’altronde Lombardi afferma quanto, a fronte degli scarsi investimenti che il mercato discografico impiega nell’industria musicale italiana, sia comunque opportuno fare leva sulla creatività e sulla spinta artistica, cercando in qualche modo di stimolare e dare nuova linfa vitale a un settore che in passato ha saputo regalare all’Italia un posto di tutto rispetto nel panorama dance internazionale.

Mario Limongelli con didascalia

Anche Mario Limongelli, Presidente PMI, ha premesso come il ruolo di artista sia perfettamente assimilabile a quello di dj, anzi, come ha specificato nel suo intervento, chiunque abbia un microfono in mano dovrebbe essere considerato tale proprio in quanto lo scopo è quello di intrattenere e conquistare il consenso del pubblico. La figura del dj deve quindi avere pari dignità rispetto a qualsiasi altro artista riconosciuto ed è lo stesso Limongelli ad augurarsi che certi tipi di realtà underground non scompaiano, proprio perchè è in queste fucine di creatività che si sviluppano i fenomeni artistico culturali più rilevanti. Per ciò che concerne invece la raccolta dei compensi, l’incasso del diritto connesso è un obbligo e Limongelli puntualizza come tale riscossione sia a favore degli stessi artisti che godono poi delle percentuali a loro riconosciute.

Viggiano con didascalia

A chiudere il panel vi è stato, infine, l’intervento di Giuseppe Viggiano, presidente CNA Cultura e Spettacolo, che ha terminato la sessione pomeridiana con delle note positive e di speranza per quanto riguarda il mercato musicale italiano. A far ben sperare è, innanzitutto, l’attesa Legge sullo spettacolo dal vivo sulla quale le tempistiche sono ancora avvolte nel mistero, ma lo stesso Viggiano si augura che possano essere istituiti dei tavoli di concertazione coinvolgendo le diverse associazioni musicali per raccogliere direttamente dagli interessati i punti più importanti sui quali lavorare. E sempre Viggiano ha speso parole di ottimismo nei confronti della possibilità di attuare dei futuri progetti di educazione culturale e artistica sia fra i più giovani che fra coloro che vogliono operare nel settore, al di là di qualsiasi genere musicale in questione.

relatori con didascalia

Al termine di questo panel denso e ricco di spunti si possono trarre delle conclusioni abbastanza precise sullo stato di salute della musica dance in Italia e sulla relativa organizzazione dei loro eventi live: molti sono i problemi che ancora affliggono il mercato discografico nazionale ma è bene che, a fronte dei recenti cambiamenti che il settore sta attraversando, ci si adegui in fretta e si sappia intervenire in maniera opportuna, sia per quanto riguarda la mera organizzazione delle attività concertistiche, sia per quello che attiene alla parte più normativa e burocratica. L’Italia è un paese che ha avuto un passato glorioso nel mondo della dance e dj come Claudio Coccoluto fanno bene a insistere sul fatto di non dimenticarsi della dimensione più propriamente del club nel quale la musica da ballo nasce, ma è giusto anche adeguarsi agli standard internazionali e alle correnti che il mercato discografico spesso impone, trasformando così, per certi versi, la figura del promoter in un vero e proprio imprenditore che addossa su di sè la responsabilità di spettacoli live di grandi dimensioni con i quali, finora, non si era ancora mai confrontato.

Un punto fermo è però bene porlo ed è quello della collaborazione fra tutti gli operatori del settore: solo lavorando tutti insieme, dalla stampa ai responsabili delle case discografiche, dalle società di gestione collettiva ai promoter, si potranno raggiungere importanti traguardi, senza mai dimenticare che il settore musicale è una vera e propria industria in grado, anche in tempi di crisi, di generare importanti introiti e ottenere grandi risultati.

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