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Introduzione

In Italia, l’adozione della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso on line nel mercato interno (in breve “direttiva Barnier”)[1]è stata contraddistinta da un intervento politico fortemente conflittuale, che ha comportato un ritardo di quasi un anno all’approvazione del decreto legislativo[2] volto alla relativa trasposizione[3].

La materia coinvolge l’assetto normativo dell’attività di gestione collettiva del diritto d’autore e dei diritti connessi; aspetto cruciale per il buon andamento del mercato di tali diritti, soprattutto per ciò che concerne, a parere di chi scrive, le modalità di sfruttamento off-line delle opere dell’ingegno, ove l’intervento di una gestione collettiva resta, tuttora, imprescindibile, sia dal lato dei titolari dei diritti, sia dal lato degli utilizzatori, essendo questo il terreno ove originariamente le società di gestione collettiva sono state costituite e ove continuano maggiormente ad operare.

La direttiva in commento si propone di migliorare il funzionamento degli organismi di gestione collettiva (attraverso la garanzia di elevati standard in materia di governance, gestione finanziaria, trasparenza e comunicazioni) e di coordinare la normativa degli Stati membri circa la concessione di licenze multiterritoriali per i diritti sulle opere musicali on line.

Come si vedrà nel corso della presente trattazione, il settore della intermediazione collettiva dei diritti digitali non ha ancora raggiunto l’efficienza richiesta per garantire un buon livello di tutela e di remunerazione per gli aventi diritto.

Le intese sulle licenze multiterritoriali costituiscono il criterio con il quale determinare le migliori performance nell’amministrazione collettiva dei diritti digitali sulle opere musicali da parte delle società di gestione collettiva europee; settore che, non avendo ancora raggiunto un livello ottimale, rappresenta un motivo di lamentela da parte dei titolari dei diritti. La scarsità dei compensi derivanti dalle utilizzazioni on line delle opere dell’ingegno e dei materiale protetti, è aggravata dalla non proporzionalità dei compensi stessi, se messi a confronto con i ricavi ottenuti dalle piattaforme digitali che sfruttano i contenuti protetti (c.d. value gap).

La presente analisi ha l’intento di offrire un esame sull’implementazione dei principi dettati dalla direttiva in commento nell’ordinamento giuridico italiano e in quello di alcuni Stati europei (maggiormente rappresentativi nel settore del mercato unico delle opere dell’ingegno), che potremmo definire innovativi rispetto al precedente sistema di gestione del diritto d’autore in Europa.

  1. Governance, gestione finanziaria, trasparenze e comunicazioni

 Con particolare attenzione alla disciplina riservata agli organismi di gestione collettiva, la normativa europea non impone a questi ultimi una specifica forma giuridica da adottare, ma richiede chiaramente agli Stati membri di garantire ai titolari dei diritti il diritto di partecipare al processo decisionale dell’ente (Cons. 21).

La direttiva si concentra lungamente sulle regole di governance e trasparenza, alle quali solo gli organismi di gestione collettiva, che devono garantire forme di rappresentanza ai propri associati, si devono conformare. Particolare attenzione, in tale senso, è rivolta all’organo democraticamente rappresentativo della base associativa, l’assemblea dei membri, quale forma di espressione della base associativa, alla quale sono devolute le decisioni sulla politica generale di distribuzione dei compensi dovuti ai titolari dei diritti e l’utilizzo dei compensi non distribuibili, nonché la politica di investimento dei proventi di diritto d’autore. In tale direzione, la normativa europea richiede che le principali questioni relative all’attività dell’ente debbano essere approvate dall’assemblea generale dei membri, organo sovrano, da convocare, a cadenza regolare, almeno una volta l’anno (Cons. 22; art. 8).

La Siae dovrà adeguare il suo Statuto, sia con riferimento alla cadenza temporale di riunione dell’assemblea degli associati, sia con riguardo alle aree di competenza decisionale specifica della medesima. L’art. 9 dello Statuto Siae (nella versione vigente prima della riforma), prevede che l’assemblea si riunisca solo, su convocazione del Consiglio di gestione, solo qualora:

(i) si debba procedere alla nomina del Consiglio di Sorveglianza;

(ii) il Consiglio di gestione lo ritenga necessario;

(iii) ne sia fatta richiesta da almeno un ventesimo degli associati, in regola con il pagamento delle quote associative;

(iv) ne sia fatta richiesta da un numero di associati che rappresentino almeno un ventesimo dei diritti di autore distribuiti dalla Società nel corso dell’esercizio precedente.

Lo stesso art. 9 dello Statuto Siae in esame attribuisce già all’assemblea generale dei membri il potere di nomina e di revoca dei componenti il Consiglio di sorveglianza, ma dovrà anche includere il potere di esaminare la performance generale degli amministratori stessi e di approvare il loro compenso, nonché gli altri benefit, sia a carattere monetario che non, così come le prestazioni e i diritti previdenziali e il diritto ad altri compensi e alla liquidazione.

L’art. 10, comma 4, Sezione II, del D. Lgs. 35/2017, ha trasposto letteralmente il corrispondente art. 8 della direttiva europea, attribuendo alla assemblea dei membri la decisione esclusiva sulle questioni attinenti la politica generale di distribuzione dei compensi dovuti ai titolari dei diritti (a); sull’impiego degli importi non distribuibili (b); sugli investimenti dei proventi dei diritti e gli eventuali incassi derivanti da tali investimenti (c); e in materia di detrazioni dai proventi dei diritti e delle eventuali entrate derivanti dall’investimento di tali proventi (d); sull’impiego degli importi non distribuibili (e).

Tali aree decisionali, secondo le statuizione della direttiva Barnier devono essere di competenza esclusiva dell’assemblea dei membri e non possono essere delegate all’organo di sorveglianza[4]. A tali regole dovranno adattarsi gli statuti delle società di gestione collettiva europee che, come Siae, ancora non prevedono disposizioni volte a garantire all’assemblea i compiti alla stessa assegnati dalla normativa europea.

  1. Libertà di scelta Vs monopolio

 La direttiva 26/2014/EU, recependo le sollecitazioni contenute già nella Raccomandazione 2005/737/CE del 18 ottobre 2005, ribadisce il principio che, nel mercato interno, la libera concorrenza, non falsata, garantisce la protezione dell’innovazione e della creazione intellettuale e stimola gli investimenti in prodotti e servizi.

L’applicazione diretta del principio di libera concorrenza è sancito dalle disposizioni della direttiva europea in commento che riconoscono espressamente ai titolari dei diritti la libertà di scelta nell’affidare l’intermediazione dei propri diritti a organismi di gestione collettiva (art. 1) o a entità di gestione indipendente (Cons. 15), indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento.

A ben vedere, tale previsione non presenta elementi di novità, neanche nel nostro paese. Infatti, già da tempo, a seguito della suddetta Raccomandazione CE, le società di gestione collettiva europee si sono adeguate al suddetto principio di libertà di scelta, proprio di un sistema di libera concorrenza, riconoscendo la facoltà ai propri membri di recedere dal mandato per iscriversi a società straniere o di limitare il mandato conferito a tipologie di diritti, forme di utilizzazioni e territori[5].

Un elemento innovativo della normativa europea oggetto di recepimento è rappresentato, invece, dal riconoscimento del principio secondo il quale la libertà di scelta nei confronti di società o enti stranieri possa estendere il raggio di azione anche nei confronti delle utilizzazioni economiche che avvengono sul territorio di nazionalità o di residenza del titolare dei diritti; ciò in aggiunta alla previsione che riconosce che la gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi possa essere esercitata, non solo dagli organismi di gestione collettiva (ossia le tradizionali società di gestione che, indipendentemente dalla forma giuridica adottata, devono essere detenute o controllate dai propri membri, titolari dei diritti amministrati e devono agire senza fine di  lucro), ma anche dalle c.d. entità di gestione indipendente. Queste ultime si distinguono per non essere detenute, né controllate dai propri membri e per svolgere l’attività di collecting, a cui sono proposte, a fine di lucro.

Il riconoscimento del diritto alla libertà di scelta, consacrato dalla direttiva Barnier, a favore dei titolari dei diritti ed estrinsecantesi nella facoltà di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta,  per la gestione dei diritti o categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento[6], ha avuto come eco la possibile conseguenza del superamento o comunque della limitazione del sistema di gestione collettiva tipico degli ordinamenti di civil law – notoriamente caratterizzato da un regime di monopolio legale o di monopolio di fatto –[7] in ragione di un pluralismo, da ritenersi almeno presupposto, come forma di alternativa.

Il Governo italiano, delegato all’emanazione del recepimento, ha concluso l’iter procedimentale riconoscendo, invece, la compatibilità di un sistema di monopolio con l’attuazione di tale principio di libertà di scelta, confermando tale assunto con la considerazione che il testo letterale della direttiva non ne impone espressamente l’abolizione.

A sostegno della tesi di compatibilità tra la libertà di scelta e il monopolio legale, si era pronunciata già la Corte europea di giustizia in un precedente[8] del 2014 (depositata nello stesso mese di febbraio in cui è stata pubblicata la direttiva Barnier), statuendo il principio secondo il quale il monopolio territoriale riservato agli enti di gestione collettiva dei diritti d’autore non è contrario alla libera prestazione dei servizi e al diritto della concorrenza. La Corte, pur riconoscendo che il monopolio costituisca una forma di restrizione alla libera prestazione dei servizi (in quanto elimina la facoltà degli utilizzatori di opere protette di preferire i servizi di un ente di gestione collettiva stabilito in un altro Stato membro),  giustifica tale restrizione, attribuendo al monopolio la qualifica di sistema adeguato e necessario ai fini del conseguimento dell’obiettivo della gestione efficace dei diritti di proprietà intellettuale. L’unico limite (la cui verifica rientrerebbe nella giurisdizione del giudice nazionale) potrebbe essere rappresentato dall’abuso di posizione da parte dell’organismo di gestione collettiva nazionale che offra tariffe ingiustificatamente più onerose rispetto a quelle praticate negli altri Stati membri poiché “carenti di un ragionevole rapporto con il valore economico della prestazione fornita”.

La decisione del Governo italiano è stata quella di adottare una soluzione legislativa[9] che – a parere di chi scrive –  si atteggia come un tertium genus, tra il riconoscimento del diritto di libertà di scelta e la salvezza del monopolio legale, limitando naturalmente l’essenza ontologica del diritto stesso.

Il diritto di scelta è, quindi, riconosciuto quale facoltà di affidare la gestione dei diritti ad un organismo di gestione collettiva o ad un ente di gestione indipendente che sia stabilito al di fuori dello Stato europeo di nazionalità o residenza del titolare dei diritti,  ma con la limitazione della salvezza di quanto disposto dall’art. 180 Legge 633/1941[10], norma che, con riferimento all’attività intermediazione di diritti d’autore, attribuisce l’esclusiva in capo alla Siae.

L’adozione di tale soluzione si risolve nel corollario secondo il quale, seppure l’autore può scegliere di essere rappresentato da un organismo/ente di gestione diverso da Siae, quest’ultimo non può agire direttamente in Italia, ma solo attraverso la stessa Siae, alla quale, in ogni caso, è riservata la riscossione (e, quindi, la ripartizione) dei compensi all’interno del territorio italiano[11].

Non vi è chi non veda naufragate le istanze di libertà di scelta e di libera concorrenza, da alcuni auspicate, con il recepimento della direttiva e disattese le motivazioni proposte dal Considerando (4) della direttiva in commento, ove si riteneva opportuno che “gli organismi di gestione collettiva, stabiliti nell’Unione, potessero beneficiare delle libertà sancite dai trattati nel rappresentare titolari dei diritti residenti o stabiliti in altri Stati membri o nel concedere licenze a utilizzatori residenti o stabiliti in altri Stati membri”.

Allo stato, la libertà suddetta che si estende al potere di rappresentanza e di rilasciare licenze, trova il limite nella fase della riscossione e ripartizione dei compensi che sono e restano entrambi di competenza della Siae (almeno limitatamente alle categorie di diritti indicati all’art. 180 LdA).

Una tale opzione potrebbe essere giustificata nel caso di gestione collettiva dei diritti di utilizzazione di un’opera collettiva, gestita in comunione, i cui diritti appartengano anche ad un associato Siae; ma non anche nel caso in cui la Siae non abbia alcuna rappresentanza dei diritti dei titolari dell’opera in quanto alla stessa non associati.

Pur non potendo negare che il monopolio legale assicura potere contrattuale nel negoziare le tariffe con gli utilizzatori, in considerazione della gestione di un ampio repertorio di opere (come quello della Siae), allo stesso modo, non può non considerarsi come la risoluzione del Governo italiano comporti a carico dei titolari del diritto d’autore (non associati Siae) un aggravio dei costi di aggio, che sarà dovuto a entrambi gli organismi/enti di collecting, vanificando il dichiarato intento della Commissione europea di prediligere la libertà dell’offerta dei servizi di intermediazione dei diritti d’autore all’interno del mercato comune rispetto al principio di territorialità proprio dei sistemi monopolistici. E’ evidente, inoltre, la disparità di trattamento in cui il titolare dei diritti si viene a trovare, qualora abbia operato la scelta di farsi amministrare da un organismo di gestione straniero, qualora si debba confrontare con una società di gestione collettiva nazionale che opera in regime di monopolio più o meno forte.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in un parere inviato al Parlamento in merito all’attuazione della Direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, riferiva che “in un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti tecnologici, la mancata apertura del mercato nazionale della gestione dei diritti d’autore limita la libertà d’iniziativa economica degli operatori e la libertà di scelta degli utilizzatori” e, pertanto, “…il mantenimento del monopolio legale appare in contrasto con l’obiettivo di rendere effettiva la libertà dei titolari del diritto di effettuare una scelta tra una pluralità di operatori in grado di competere con l’incumbent senza discriminazioni[12].

La soluzione adottata dall’Italia trova la sua speculare conferma nel testo di recepimento della direttiva Barnier da parte della Repubblica Ceca[13], ove la società di gestione collettiva dei diritti d’autore per le opere musicali ceca, l’OSA, ha avuto confermato lo stesso ruolo di monopolista nella raccolta e riscossione dei compensi su tutto il territorio nazionale.

Una soluzione apparentemente intermedia che, a parere di chi scrive, non offre soluzione ma maggiore incertezza, è quella adottata dalla Francia, ove la Sacem svolge la propria attività di intermediazione in un regime di monopolio di fatto. L’Ordonnance n° 2016-1823 del 22 dicembre 2016, di recepimento della direttiva in commento, all’Art. L. Il 322-3 stabilisce, infatti, che: “La liberté de définir l’étendue des droits que leur titulaire autorise un organisme à gérer ne fait pas obstacle à ce que l’organisme fixe, compte tenu de son objet social, de son activité et de ses moyens, les cas dans lesquels un apport de droits indissociables peut être imposé en vue d’en garantir une gestion efficiente”. La preminenza delle regole dell’organismo di gestione nazionale prevale, quindi, solo in caso di amministrazione di diritti indivisibili (ossia nelle ipotesi di co-titolarità da parte di più autori) al fine di garantire una gestione efficace.

  1. Licenze individuali, anche per fini non commerciali

L’art. 180 della Legge 633/1941 specifica al comma 4, che l’esclusività dei poteri affidati alla Siae (al comma 1, del medesimo articolo) non pregiudica la facoltà spettante all’autore, ai suoi successori o agli aventi causa, di esercitare direttamente i diritti loro riconosciuti da questa legge.

In questo ambito, la legge nazionale vanta il primato della codificazione di tale principio rispetto al dettato normativo della direttiva Barnier che, all’ultimo capoverso del Considerando 19), nella stessa direzione, chiarisce che la direttiva in commento non pregiudica la possibilità dei titolari dei diritti di gestire i loro diritti individualmente (anche per fini commerciali).

Il decreto di recepimento n. 35 del 15 marzo 2017 non ha alterato, nè ha limitato, dal punto di vista soggettivo, tale facoltà di esercizio individuale del diritto, ma si è limitato a trasporre il principio sancito dalla direttiva (Cons. 19 e art. 5.3.) in base al quale ai titolari dei diritti è riconosciuto il diritto di concedere licenze per l’uso non commerciale di diritti, categorie di diritti o tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta.

Volgendo lo sguardo indietro nel tempo, è utile ricordare che, dagli inizi del 2000, le licenze c.d. con alcuni diritti riservati (tra le quali, le più conosciute, ad oggi, le licenze Creative Commons) hanno iniziato ad affermarsi sul mercato delle opere dell’ingegno on line, fornendo ai titolari dei diritti un mezzo di tutela e di gestione individuale del diritto d’autore (prima non conosciuto) maggiormente compatibile con lo sfruttamento delle opere nel mercato digitale, poiché disegnate sulla scorta di una maggiore flessibilità rispetto al sistema di esclusività su tutti i diritti e su tutte le modalità di sfruttamento (sia commerciale, sia non commerciale), proprio della disciplina del diritto d’autore/copyright tradizionale[14].

Tale innovativo approccio, proveniente dagli Stati Uniti (ove, in effetti, il concetto di non esclusività è proprio del sistema di gestione collettiva delle società di gestione del diritto d’autore americane), ha preso piede in tutto il mondo e ha sensibilizzato la volontà di numerosi autori di optare per questa alternativa, nei settori ove tale amministrazione risulti possibile.

La scelta legislativa che ha optato per il mantenimento del monopolio Siae è stata miope, nel senso che non ha tenuto conto del fatto che, sin dal 2009, in Italia esistono e sono utilizzati anche repertori musicali diversi da quelli amministrati dal suddetto ente e gestiti in base alla concessione di licenza diretta da parte dei titolari dei diritti, in relazione ad un determinato periodo di tempo e per un uso specifico. I repertori suddetti sono utilizzati nel settore dell’esecuzione della musica di sottofondo all’interno di punti vendita aperti al pubblico e sono costituiti da opere gestite da società di gestione collettiva stabilite in Paesi che (come si è detto, ad esempio, gli Stati Uniti) non impongono un rapporto di mandato esclusivo ai propri membri e, quindi, consentono il c.d. dual licensing, secondo le regole dettate dalla propria normativa speciale oppure da opere rilasciate, sempre secondo il meccanismo della licenza diretta Creative Commons.

La miopia suddetta non ha permesso al legislatore di riscontrare che sostanzialmente repertori non tutelati dalla Siae sono già ampiamente utilizzati sul territorio italiano ed in alternativa a quello gestito dall’ente monopolistico che, non detiene più un ruolo esclusivo ed escludente nello sfruttamento della musica di sottofondo nei pubblici esercizi.

Nel 2008-2009, il gruppo giuridico misto Creative Commons Italia e Siae avevano studiato, in base al dettato dell’art. 32 del Reg Gen. Siae, un nuovo modello di mandato che Siae avrebbe offerto agli autori – non ancora associati all’ente – che rilasciano le proprie opere con licenza CC NC, con riserva degli usi commerciali e che avrebbero voluto affidare alla Siae la gestione economica degli usi commerciali. Siae, alla fine dei lavori, non ha dato seguito al progetto, omettendo sia l’espletamento del procedimento di approvazione da parte dei propri organi sociali, sia di comunicare alcunchè a Creative Commons Italia.

Tale omissione ha lasciato molti autori (che utilizzano le licenze Creative Commons) privi dell’attività di amministrazione collettiva delle proprie opere e ha allontanato dalla Siae la grande cerchia di quei tanti nuovi e giovani titolari dei diritti che ormai non si sentono tutelati, né riconosciuti dall’ente di gestione collettiva del diritto d’autore nazionale, offrendo l’opportunità ad altre società concorrenti di avanzare nel mercato delle opere musicali[15].

La partita non è conclusa, anzi è solo all’inizio, e nuovi scenari all’orizzonte sembrano prospettare un processo di lunga ma incessante armonizzazione dei sistemi di gestione collettiva del diritto d’autore europei con quelli d’oltre oceano o, comunque, ispirati ad un modello più aperto e democratico di gestione del diritto d’autore caratteristico dei sistemi di common law[16].

 NOTE 

[1] Direttiva 2014/26/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2016, in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L. 84/72 del 30.3.2014.

[2] Decreto Legislativo 15 marzo 2017, n. 35, approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 3 marzo 2017.

[3] Anche la Repubblica Ceca, ove vige, altresì, un sistema di monopolio legale, simile a quello nazionale, ha recepito in ritardo la direttiva nel mese di marzo 2017 (cfr. nota 13). Spagna e Portogallo ancora non l’hanno recepita, così come Lussemburgo, ove, sulla scorta dell’esperienza francese (di cui si dirà nel prosieguo), si preannuncia il mantenimento del sistema di monopolio di fatto a favore della SACEM Luxembourg.

[4] Sono invece delegabili all’organo di sorveglianza le materie indicate alle lettere  f, g, h, i del medesimo art. 10, comma 4.

[5] Ai sensi dell’art. 6, comma 9, dello Statuto attuale della Siae: “L’Associato ha le seguenti facoltà, esercitabili con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo rispetto al momento di esercizio della facoltà medesima secondo le modalità previste dal Regolamento di cui all’art. 32: (i) limitare il mandato a determinati territori; (ii) escludere uno o più dei diritti elencati nei commi 2, lett. B), 3, lett. B), 4, lett. B), 5, lett. B), 6 lett. B) del presente articolo; (iii) escludere dal mandato i diritti di riproduzione e comunicazione al pubblico limitatamente alle utilizzazioni sulle reti telematiche e di telefonia mobile o analoghe forme di fruizione delle opere, distintamente per utilizzazioni interattive e utilizzazioni non interattive”. Il Regolamento generale dell’ente, inoltre, all’art. 32 permette di disciplinare ulteriori modalità di esercizio dei diritti e facoltà previsti dal presente articolo.

[6] Cfr. Considerando  (19), II cpv; art. 5, comma 2, Direttiva Barnier.

[7] In Italia (SIAE), nella Repubblica Ceca (OSA) e in Austria (Gesellschaft der Autoren, Komponisten und Musikverleger, AKM) è vigente un sistema di monopolio legale; in paesi come Belgio (SABAM), Ungheria (ARTISJUS), Olanda (BUMA STEMRA), Malta (ove i diritti sono amministrati dalla società inglese MCPS-PRS), Portogallo (SPA), Slovenia, Spagna (SGAE), Lussemburgo (SACEM), Estonia (EAU), Lettonia (AKAA/LAA), Lituania (LATGA-A), Polonia (ZAIKS) e Francia (SACEM),  è previsto un sistema di monopolio di fatto a favore delle prescelte società di gestione collettiva; cfr. The Collective Management of Rights in Europe The Quest for Efficiency, Kea European Affairs, 2006, 15, reperibile al link http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2004_2009/documents/dv/study-collective-management-rights-/study-collective-management-rights-en.pdf).

[8] Sentenza nella causa C-351/12 Ochranný svaz autorský pro práva k dílům hudebním o.s. (OSA) / Léčebné lázně Mariánské Lázně a.s.

[9] Art. 4, comma 2 del D. Lgs. 35/2017.

[10]Art. 180, Legge 633/1941, comma 1 e 2: L’attività di intermediario, comunque attuata, sotto ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato, rappresentanza ed anche di cessione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate, è riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE).

Tale attività è esercitata per effettuare:

1) la concessione, per conto e nell’interesse degli aventi diritto, di licenze e autorizzazioni per l’utilizzazione economica di opere tutelate;

2) la percezione dei proventi derivanti da dette licenze ed autorizzazioni;

3) la ripartizione dei proventi medesimi tra gli aventi diritto”.

[11] La stessa risoluzione di recente è stata adottata dal Ministero della Cultura della Repubblica Ceca, con Atto N. 102/2017 Coll., che ha modificato l’Atto N. 121/2000 Coll., Copyright Act ed è entrato in vigore il 20 aprile 2017.

[12] Parere Agcom AS1281 – Diritti d’autore, parere Antitrust al Parlamento e al Governo.

[13] La Legge  N. 102/2017 Coll. della Repubblica Ceca, che ha modificato la legge N.. 121/2000 Coll., sul diritto d’autore, entrata in vigore il 20 aprile 2017, stabilisce che, seppure, l’autore  può decidere di essere rappresentato da una società di gestione collettiva in un altro Stato membro,  tuttavia, tale società di gestione collettiva non può operare direttamente nella Repubblica Ceca, ma solo attraverso una società di gestione collettiva locale.

[14] Per un approfondimento, D. DE ANGELIS, V. DE VECCHI LAJOLO, Funzionamento delle licenze CC e, in particolare, della clausola NC. Una panoramica approfondita tra l’Italia e la Germania”, D. De Angelis, V. De Vecchi, in Diritto Industriale, 4/2016.

[15] E’ attualmente pendente dinanzi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato un procedimento istruttorio nei confronti della Siae volto a verificare l’esistenza di condotte abusive nel settore della gestione e intermediazione dei diritti d’autore che abbiano ostacolato l’attività delle società concorrenti oltre i limiti della esclusiva riconosciuta dall’art. 180 della LdA.

[16] Una soluzione ragionevole è stata avanzata dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) con la proposta di salvare la rete pubblica aperta e capillarmente territoriale della Siae (open access network) a favore di tutti gli organismi di gestione collettiva, a parità di condizioni e con il riconoscimento di una tariffa a Siae, sulla scorta di una sorta di quello che è il modello di gestione collettiva del diritto d’autore in Brasile.

Deborah De Angelis

(Studio Legale DDA)

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