APPLE COMBATTE IL COPYRIGHT INFRINGMENT ATTRAVERSO iTUNES CONTENT DISPUTE

iphone-appsC’è un’applicazione per tutto”: se lo slogan su cui è fondato il piano di comunicazione del mercato delle applicazioni di iTunes poteva anni fa sembrarci una presuntuosa affermazione, oggi, a fronte delle oltre 500mila applicazioni presenti sul mercato, possiamo anche dire che, se proprio non per tutto, per molto esiste davvero un’applicazione. In questo mare magnum di app è stato inevitabile che anche i cloni fiorissero e trovassero il loro angolo all’interno del marketplace di iTunes: spesso infatti, a seguito del successo di vendita di un particolare prodotto si susseguono nel giro di pochi mesi ulteriori app che a esso si ispirano ricalcandone i tratti nel nome, nelle immagini, nella presentazione e nella funzionalità. Un sistema questo che spesso porta a confondere l’utente più sprovveduto che, ingannato da una serie di somiglianze, acquista delle app che nulla hanno a che vedere con quelle originali.

Le applicazioni infatti, in quanto software, sono tutelate dal diritto d’autore: al tempo stesso però ogni app può essere oggetto di ulteriori tipi di protezione che fanno capo a differenti parti dell’opera stessa, vale a dire il titolo, il design del prodotto e non ultimo, cosa assolutamente importante e distinguibile nell’universo di iTunes, il logo dell’app medesima. La tutela dell’applicazione in sè e per sè è coperta dal diritto d’autore che, come prevede l’art. 2 della L.22 aprile 1941, n.633, comprende anche i programmi per elaboratore ma una tutela più specifica la si può ottenere registrando il marchio o il logo dell’app stessa (in questo caso il marchio può essere denominativo -se si parla del nome del programma stesso- o figurativo -se vi è un logo con il quale il programma è contraddistinto- o anche misto nel caso vi sia una presenza sia di nome che di logo). La scelta di tutelare l’opera anche in un’ottica legata alla protezione dei marchi sarà a discrezione dello stesso creatore mentre la tutela dell’applicazione, se considerata secondo il diritto d’autore, è automatica, ovvero nasce insieme alla creazione dell’opera stessa. È poi chiaro che un comportamento scorretto di un programmatore che si inserisca nella scia del successo di un’applicazione precedente possa anche prevedere l’ipotesi di concorrenza sleale per imitazione servile: tale fenomeno si verifica nel caso in cui sia comprovata l’originalità del prodotto imitato (ad esempio se ci si trova di fronte a un’applicazione dall’identità molto forte e riconoscibile) e proprio su questa fama il secondo sviluppatore parassitariamente si intrometta commettendo un illecito e senza peraltro inserire elementi originali che siano in grado di contraddistinguere la nuova applicazione da quella originaria.

Per controbattere questo sistema che va in primo luogo a inficiare il mercato stesso di iTunes, la Apple ha messo a disposizione degli sviluppatori iOS uno strumento importante e, si auspica, efficiente e in grado di arginare questo fenomeno: il suo nome è iTunes Content Dispute (qui) e si tratta di un modulo da compilare raggiungibile direttamente dal sito della Apple dove tutti coloro i quali ritengono di essere stati vittime di un copyright infringment potranno sottoporre il loro caso direttamente alla stessa Apple, la quale si premurerà di metterli in contatto direttamente con gli stessi sviluppatori dell’app plagiaria in modo tale da favorire un accordo. Nel caso in cui tale eventualità non si dovesse verificare, e se si ravvisasse una effettiva violazione del diritto d’autore, interverrà direttamente l’ufficio legale del colosso di Cupertino.

Apps on the App Store are made available by third party providers. Once you have identified the app and described the alleged infringement on the following pages, we will respond via email with a reference number and will put you in direct contact with the provider of the disputed app.”: così recita il sito della Apple presentando il form la cui finalità è proprio quella di addivenire a una pacifica ed efficace risoluzione fra le parti. Apple in tal senso si impegna in prima persona a fornire ai programmatori un utile e pratico strumento per dirimere le eventuali controversie nel modo più pratico e svelto possibile: in effetti, la scelta di indirizzarsi verso un sistema di autoregolamentazione rappresenta un modello vincente in quanto permette ai diretti interessati di raggiungere un accordo che li soddisfi e che soprattutto consenta a entrambe le parti, informate ovviamente delle rispettive posizioni, di discutere a ragion veduta e con cognizione di causa. Questo, purtroppo, non sempre succede, specie quando organismi esterni (come l’Agcom) si inseriscono all’interno di un dibattito che, per essere risolto nel migliore dei modi, andrebbe direttamente lasciato in mano alle parti e alla loro libera scelta di condurre la disputa: solo in un secondo tempo, verificata la concreta impossibilità di raggiungere una risoluzione, ci si dovrebbe rivolgere a un ente terzo.

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