APPLE vs. SAMSUNG: UNA SFIDA ANCORA TUTTA DA COMBATTERSI

Lunedì 30 luglio è cominciato presso il tribunale di San Josè, proprio al centro della Silicon Valley in California, il primo atto di uno scontro che si preannuncia essere senza esclusioni di colpi. I contendenti sono due veri e proprio colossi, Apple e Samsung: il motivo, nemmeno troppo velato di questa battaglia processuale, è il predominio sul mercato degli smartphone e dei tablet. Non per niente Samsung negli ultimi anni è riuscita a ritagliarsi nel settore una notevole fetta di mercato e sono in particolare gli ultimi modelli di Galaxy (sia per ciò che riguarda i tablet che gli smartphone) a impensierire i responsabili della casa di Cupertino che invece puntano a una sempre maggiore penetrazione all’interno del mercato dei loro prodotti di punta, ovvero l’Iphone (in uscita per questo autunno è previsto il nuovo modello) e l’Ipad.

La richiesta di risarcimento che Apple, pertanto, ha chiesto al tribunale di San Josè e che ammonta a un totale di 2,53 miliari di dollari, non si limita solamente a focalizzarsi su una supposta violazione di brevetti di cui Samsung sarebbe colpevole: ciò che in buona sostanza questa massiccia azione legale vuole sottintendere è anche una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti di quelle case produttrici, come lo è Samsung, che sfruttano il sistema operativo Android prodotto da Google. Proprio riguardo ad Android lo stesso Steve Jobs spese parole dure, proponendosi di contrastare la sua diffusione con ogni mezzo possibile in quanto ritenuto una copia spudorata dei sistemi operativi applicati agli smartphone Apple.

Ma esattamente quali sono i punti sui quali Apple accusa Samsung? Se escludiamo il sistema di touchscreen, i brevetti interessati rientrano tutti quanti nella sfera del lato “estetico” e di design del prodotto, vale a dire la forma dell’Iphone (in questo caso si parla dell’aspetto riferito al modello vecchio, cioè fino al 3G S) e a quello dell’Ipad. Al contrario, invece, Samsung accusa Apple di averle copiato i brevetti relativi alla tecnologia 3G e alla possibilità di inserire MP3 su di un prodotto portatile come può essere ad esempio uno smartphone.

Il processo dunque, che come dicevamo è iniziato lunedì 30 luglio, con ogni probabilità durerà almeno un mese e i testimoni che dovranno essere sentiti, per ciascuna parte, sono una ventina: fra questi menzioniamo Phil Schiller, senior vice president della sezione marketing per la Apple e Scott Forstall, senior vice president e responsabile del settore riferito al software IOS. Per la Samsung invece è stato confermato fra i testimoni Dale Sohn, presidente di Samsung America.

Il giudice Lucy Koh ha, peraltro, già bloccato la vendita negli Stati Uniti da parte di Samsung del suo Galaxy Nexus, così come anche quella del Galaxy Tab 10.1, seguendo peraltro le orme di una decisione simile avvenuta in Germania: in Inghilterra al contrario, il giudice inglese ha rifiutato di bloccare le vendite giustificando la propria decisione con la motivazione che il tablet della Samsung non è così “cool” come l’Ipad. E se la lotta in tribunale fra Apple e Samsung ha già attraversato ben otto paesi tra cui Inghilterra, Germania e Australia, ora questa volta tocca proprio giocare in casa, a pochi chilometri di distanza sia dalla stessa Cupertino che da Mountain View.

La decisione, come stabilito dalla legge processuale statunitense, spetta a una giuria composta di nove membri la quale sarà incaricata di decidere se i rispettivi brevetti dei due colossi in questione siano stati copiati o meno: nel caso in cui venga riscontrata l’eventualità di un brevetto invalido, si procederà in seguito alla monetizzazione dei danni per ciascun prodotto venduto, oltre agli ulteriori danni subiti e i mancati guadagni. Normalmente in casi che vertono su dispute in tema di brevetti si cerca di arrivare a una soluzione fra le parti, proprio perché le discussioni in tribunale per tale tipo di problematiche non sono di facile risoluzione in capo a una giuria che molto spesso non ha nemmeno gli strumenti adeguati per decidere con cognizione di causa. A questo proposito qualche giorno fa proprio Richar Posner, illustre giudice della corte federale degli Stati Uniti, ha infatti sostenuto che i casi che riguardino la violazione di brevetti dovrebbero essere risolti in seno al Patent and Trademark Office, senza l’intervento di una giuria. Ora non resta che seguire gli sviluppi del processo e attendere il verdetto della giuria che potrebbe pesantemente influenzare le sorti di un mercato così rilevante e fondamentale come quello della telefonia mobile.