Nell’Atto per il mercato unico dell’aprile 2011, la Commissione europea aveva individuato nella materia della proprietà intellettuale uno degli ambiti in cui, più di altri, sarebbe stata necessaria una riforma diretta ad una maggiore integrazione fra gli Stati europei dal punto di vista normativo. Già nel mese di maggio la Commissione elaborava una Intellectual Property Rights Strategy, una vera e propria strategia di riforma della proprietà intellettuale, con diverse proposte di tutela dei diritti d’autore da attuarsi a breve e a lungo termine, soprattutto in vista della realizzazione di un “mercato unico digitale” europeo.
In particolare, uno degli ostacoli principali che si frappongono ad una piena integrazione fra gli Stati europei sulle normative di copyright veniva ravvisato nella frammentarietà del sistema di licenze dei diritti di utilizzazione economica, con particolare riferimento alle opere musicali a seguito della loro digitalizzazione. Con l’attuale sistema le licenze vengono infatti ancora concesse a livello nazionale, costringendo i fornitori di servizi musicali a contrattare con le singole società di gestione collettiva dei vari Stati membri, come accade con la Siae in Italia. Ciò, con la rapida diffusione di Internet e gli sviluppi del mercato musicale on-line, ha reso sempre più lenta e difficoltosa la procedura di rilascio delle licenze, e a volte poco trasparente l’operato delle collecting societies, rendendo auspicabile l’istituzione di un sistema di gestione multiterritoriale collettiva. Un esempio positivo a questo proposito è quello rappresentato da Armonia Online, iniziativa voluta da tre società di gestione collettiva europee (SACEM, SGAE e SIAE) e che, grazie alla loro collaborazione, portano avanti un discorso teso a facilitare la possibilità di acquisire le licenze dei repertori degli autori da questi rappresentati, in un contesto sempre più indirizzato verso il digitale e verso la creazione di soluzioni comuni e adattabili a qualsiasi paese.
Nell’Atto per il mercato unico dell’aprile 2011, la Commissione europea aveva individuato nella materia della proprietà intellettuale uno degli ambiti in cui, più di altri, sarebbe stata necessaria una riforma diretta ad una maggiore integrazione fra gli Stati europei dal punto di vista normativo. Già nel mese di maggio la Commissione elaborava una Intellectual Property Rights Strategy, una vera e propria strategia di riforma della proprietà intellettuale, con diverse proposte di tutela dei diritti d’autore da attuarsi a breve e a lungo termine, soprattutto in vista della realizzazione di un “mercato unico digitale” europeo.
In particolare, uno degli ostacoli principali che si frappongono ad una piena integrazione fra gli Stati europei sulle normative di copyright veniva ravvisato nella frammentarietà del sistema di licenze dei diritti di utilizzazione economica, con particolare riferimento alle opere musicali a seguito della loro digitalizzazione. Con l’attuale sistema le licenze vengono infatti ancora concesse a livello nazionale, costringendo i fornitori di servizi musicali a contrattare con le singole società di gestione collettiva dei vari Stati membri, come accade con la Siae in Italia. Ciò, con la rapida diffusione di Internet e gli sviluppi del mercato musicale on-line, ha reso sempre più lenta e difficoltosa la procedura di rilascio delle licenze, e a volte poco trasparente l’operato delle collecting societies, rendendo auspicabile l’istituzione di un sistema di gestione multiterritoriale collettiva. Un esempio positivo a questo proposito è quello rappresentato da Armonia Online, iniziativa voluta da tre società di gestione collettiva europee (SACEM, SGAE e SIAE) e che, grazie alla loro collaborazione, portano avanti un discorso teso a facilitare la possibilità di acquisire le licenze dei repertori degli autori da questi rappresentati, in un contesto sempre più indirizzato verso il digitale e verso la creazione di soluzioni comuni e adattabili a qualsiasi paese.
Lungo questa strada, l’11 luglio 2012, la Commissione europea ha formulato un’ampia proposta di direttiva, la cui struttura è sostanzialmente bipartita. Essa, infatti, da un lato si propone di migliorare gli standard di governance e trasparenza delle società di gestione collettiva (soprattutto nella gestione delle finanze e nelle commissioni di servizio), e dall’altro mira a creare una sostanziale semplificazione dell’iter di concessione delle licenze multiterritoriali da parte delle stesse società per i diritti d’autore su opere musicali per la fornitura di servizi online. «Nell’era di Internet – si legge nella relazione introduttiva alla proposta – la gestione collettiva deve essere in grado di evolvere verso un carattere più transnazionale, eventualmente con modelli di concessione di licenze a livello di UE che si estendono al territorio di più Stati membri».
Per il raggiungimento del duplice obiettivo, è previsto un rafforzamento degli strumenti di controllo, come l’obbligo imposto alle collecting societies di elaborare annualmente una relazione di trasparenza, ma anche con l’istituzione di un’apposita commissione di controllo.
La proposta tocca anche personalmente gli artisti, prevedendo la facoltà per questi ultimi di poter negoziare personalmente la concessione delle autorizzazioni, ricalcando il sistema che vige attualmente negli Stati Uniti.
Tuttavia, se varie associazioni di categoria, come la GESAC e la SCF italiana hanno accolto positivamente la proposta, non altrettanto è accaduto per l’organizzazione inglese Younison, la quale, raccogliendo in un documento le critiche mosse da una parte degli artisti anglosassoni (e firmato tra l’altro da musicisti come Nick Mason dei Pink Floyd ed Ed O’ Brien dei Radiohead), sostiene che si ricalcherebbe nella sostanza, nell’era digitale, i vecchi sistemi di redistribuzione dei compensi. Se infatti la proposta prevede da un lato la velocizzazione dei tempi dei pagamenti delle royalties, che normalmente impiegano circa un anno per essere versate ai titolari dei diritti, essa contiene anche norme con cui le collecting societies possano trattenere le royalties per 24 mesi (12 nel caso di musica online) ovvero definitivamente nel caso in cui il titolare non venga identificato entro il termine di cinque anni.
La Commissione europea ha attribuito notevole importanza alla proposta, facendola rientrare nel contesto dell’Agenda digitale europea e della Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.
Il 5 dicembre 2013, i commissari europei hanno confermato per il 2013 l’impegno per uno studio sull’intera materia del diritto d’autore tenendo conto dei contrapposti interessi delle parti in causa. Non si esclude pertanto che si possa giungere alla riformulazione di questa proposta di direttiva con le revisioni che si riterranno necessarie, inglobandola in quel complessivo progetto di riforma del diritto d’autore a livello europeo che, secondo le previsioni dei commissari, vedrà la luce per la fine del 2013, con approvazione nel corso dell’anno successivo.Lungo questa strada, l’11 luglio 2012, la Commissione europea ha formulato un’ampia proposta di direttiva, la cui struttura è sostanzialmente bipartita. Essa, infatti, da un lato si propone di migliorare gli standard di governance e trasparenza delle società di gestione collettiva (soprattutto nella gestione delle finanze e nelle commissioni di servizio), e dall’altro mira a creare una sostanziale semplificazione dell’iter di concessione delle licenze multiterritoriali da parte delle stesse società per i diritti d’autore su opere musicali per la fornitura di servizi online. «Nell’era di Internet – si legge nella relazione introduttiva alla proposta – la gestione collettiva deve essere in grado di evolvere verso un carattere più transnazionale, eventualmente con modelli di concessione di licenze a livello di UE che si estendono al territorio di più Stati membri».
Per il raggiungimento del duplice obiettivo, è previsto un rafforzamento degli strumenti di controllo, come l’obbligo imposto alle collecting societies di elaborare annualmente una relazione di trasparenza, ma anche con l’istituzione di un’apposita commissione di controllo.
La proposta tocca anche personalmente gli artisti, prevedendo la facoltà per questi ultimi di poter negoziare personalmente la concessione delle autorizzazioni, ricalcando il sistema che vige attualmente negli Stati Uniti.
Tuttavia, se varie associazioni di categoria, come la GESAC e la SCF italiana hanno accolto positivamente la proposta, non altrettanto è accaduto per l’organizzazione inglese Younison, la quale, raccogliendo in un documento le critiche mosse da una parte degli artisti anglosassoni (e firmato tra l’altro da musicisti come Nick Mason dei Pink Floyd ed Ed O’ Brien dei Radiohead), sostiene che si ricalcherebbe nella sostanza, nell’era digitale, i vecchi sistemi di redistribuzione dei compensi. Se infatti la proposta prevede da un lato la velocizzazione dei tempi dei pagamenti delle royalties, che normalmente impiegano circa un anno per essere versate ai titolari dei diritti, essa contiene anche norme con cui le collecting societies possano trattenere le royalties per 24 mesi (12 nel caso di musica online) ovvero definitivamente nel caso in cui il titolare non venga identificato entro il termine di cinque anni.
La Commissione europea ha attribuito notevole importanza alla proposta, facendola rientrare nel contesto dell’Agenda digitale europea e della Strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.
Il 5 dicembre 2013, i commissari europei hanno confermato per il 2013 l’impegno per uno studio sull’intera materia del diritto d’autore tenendo conto dei contrapposti interessi delle parti in causa. Non si esclude pertanto che si possa giungere alla riformulazione di questa proposta di direttiva con le revisioni che si riterranno necessarie, inglobandola in quel complessivo progetto di riforma del diritto d’autore a livello europeo che, secondo le previsioni dei commissari, vedrà la luce per la fine del 2013, con approvazione nel corso dell’anno successivo.