I locali da ballo possono riaprire rispettando le norme anti Covid? Quali sanzioni sono previste in caso di violazione delle norme? Quali prospettive per il futuro del clubbing?

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La questione della mancata riapertura in Italia delle attività di intrattenimento con ballo, merita un’analisi approfondita anche con riguardo alle sanzioni irrogabili in caso di violazione della norma di legge. 

Va innanzitutto ricordato che, se si prendono in considerazione gli ordinamenti dei vari paesi del mondo coinvolti nella pandemia, la situazione è piuttosto ondivaga.

Ci sono Paesi come il nostro, in cui l’attività dedicata all’intrattenimento con ballo è sostanzialmente vietata a partire dall’8 marzo 2020 (DPCM 8 marzo 2020), a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020 (Delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020), tranne la sospensione accordata per un breve periodo estivo dal 16 luglio circa al 16 agosto 2020 (Ordinanza del Ministero della salute, 16 agosto 2020), a seguito di provvedimenti adottati a livello regionale o delle province autonome (DPCM 11 giugno 2020; DPCM 7 agosto 2020)

Ci sono, poi, Paesi in cui, al momento in cui si scrive, le attività di intrattenimento con ballo si possono svolgere regolarmente, con l’adozione di alcune misure di sicurezza. In Croazia, ad esempio, si stanno svolgendo festival di musica elettronica, ove è richiesto il green pass e, per coloro che non hanno ricevuto le due dosi di vaccino, vi è l’obbligo di effettuare un tampone ogni 48 ore; in Gran Bretagna, non ci sono restrizioni per l’apertura dei locali dal mese di luglio 2021 che ha inaugurato il Freedom Day; in Polonia, dove le discoteche sono aperte per un massimo di 150 persone, con la prescrizione di alcune norme di sicurezza; in Francia, invece, dove l’ingresso nei locali è possibile solo in possesso di pass sanitario e con capacità di accoglienza ridotta del 75% al chiuso (l’uso della mascherina, inoltre, non è obbligatorio ma fortemente raccomandato). In Austria, dal primo luglio 2021, è stato abolito il coprifuoco e prevista la riapertura delle discoteche. In Germania, a Berlino, si possono organizzare eventi all’aperto fino a mille partecipanti mentre al chiuso il tetto è di 250. In Spagna, l’attività di questi esercizi è aperta fino a circa le ore 3.00 del mattino e soggetta a restrizioni sanitarie: per esempio, il divieto di ballare in spazi chiusi o l’obbligo di indossare la mascherina. In Portogallo, i locali sono chiusi e il ballo non è consentito, così come in Costa Rica, mentre in USA le attività di ballo sono consentite liberamente. In Romania, Repubblica Ceca e Bulgaria, l’attività del ballo è permessa con il rispetto di alcune restrizioni.

La nostra analisi è incentrata sul decreto legge 23 luglio 2021 n. 105 (Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche), pubblicato in pari data in Gazzetta Ufficiale n. 175 del 23-07-2021, che ha escluso la riapertura delle attività di intrattenimento con ballo.   

E’ utile ricordare che il decreto legge è un atto normativo del nostro ordinamento giuridico avente forza di legge, che il Governo può adottare, ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, in casi straordinari di necessità e urgenza. Il decreto legge entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, come nel caso del d.l. in commento o, in altri casi, il giorno successivo. L’efficacia dei decreti legge, seppure immediata, può essere provvisoria, poiché questi ultimi possono perderla (c.d. decadenza) se non contengono la “clausola di presentazione al Parlamento per la conversione in legge”; oppure se il giorno stesso della pubblicazione, o entro i cinque giorni seguenti, non sono presentati al Parlamento; o, infine, se il Parlamento stesso non li converte in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. Il termine per la conferma o meno dell’efficacia normativa del decreto in commento scadrà, quindi, il 21 settembre 2021. 

La norma, all’articolo 4 si occupa di modificare il precedente decreto legge 22 aprile 2021, n. 52 e prevede al comma 1, lett. c, la modifica dell’art. 5 del predetto decreto. Il testo stabilisce che: 

  • in zona bianca e in zona gialla, gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati; a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il  personale; e a condizione che, a partire dal 6 agosto 2021, l’accesso sia consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2 del decreto legge 22 aprile 2021, n. 52 convertito con modificazioni dalla L. 17 giugno 2021, n. 87 (“2. Le  certificazioni  verdi  COVID-19  attestano una delle seguenti condizioni: a)  avvenuta vaccinazione  anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo; b) avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da  SARS-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute; c) effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2″). 

Inoltre, in zona bianca, la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata all’aperto e al 25 per cento al chiuso nel caso di eventi con un numero di spettatori superiore rispettivamente a 5.000 all’aperto e 2.500 al chiuso. A ben vedere, rimane ostica la comprensione di questo paragrafo che, a parere di chi scrive, lascia perplessità, ad esempio, nel caso di eventi con un numero di spettatori inferiore a quanto sopra indicato. 

  • In zona gialla, invece, la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 2.500 per gli spettacoli all’aperto e a 1.000 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. 

 

Le attività devono svolgersi nel rispetto di linee guida adottate ai sensi  dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74. 

A tal proposito, si ricorda che negli scorsi mesi una cordata di associazioni di categoria (SILB-FIPE, CFC, A-DJ e SILS) aveva elaborato un protocollo per la riapertura in sicurezza delle discoteche e dei locali da ballo, che aveva ottenuto consenso anche in seno al Cts e sulla base del quale si era paventata la possibilità, poi disattesa, di consentire lo svolgimento delle attività di intrattenimento con ballo con le modalità in esso previste.

 

A chiusura della norma, si stabilisce che restano sospesi gli spettacoli aperti al pubblico quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni previste dal decreto stesso, nonché le attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati. 

 

La norma, quindi, in primo luogo, detta le modalità per svolgere spettacoli aperti al pubblico ricomprendendo in senso astratto anche i locali da ballo, attraverso il riferimento generico ai “locali di intrattenimento” e “altri locali o spazi anche all’aperto”. In secondo luogo, nell’ultimo periodo, impone la sospensione degli spettacoli che non possono garantire il rispetto delle misure di sicurezza previste dal decreto, indicando espressamente l’esclusione delle attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati. L’interpretazione letterale della disposizione, dunque, crea incomprensioni tra chi ritiene di poter svolgere comunque attività di intrattenimento e/o spettacolo secondo le modalità previste dalla legge (come, ad esempio, il caso delle molte discoteche che si riconvertono per garantire intrattenimento anche se in modalità diverse da quelle usuali) e chi ritiene che la norma intenda escludere, a priori, qualunque tipo di attività che si svolga nei locali da ballo e simili, a prescindere dalle modalità con cui essa venga realizzata.

A parere di chi scrive, l’interpretazione corretta della norma sarebbe quella secondo cui ciò che rileva è il rispetto delle modalità prescritte per la realizzazione di eventi in sicurezza, a prescindere dal luogo in cui esse si svolgono. In tal senso, sono vietate tutte le attività che non possono garantire tali livelli di sicurezza indipendentemente da dove sono realizzate (ciò fatto salvo il riferimento geografico alle future fasce di colore delle regioni, come previsto dal decreto). Pertanto, il riferimento espresso alle “sale da ballo, discoteche e locali assimilati” non può essere interpretato nel senso di escludere a priori la possibilità di riapertura di tale tipologia di esercizi commerciali, ma deve essere inteso nel senso che, qualora tali strutture siano in grado di assicurare forme di intrattenimento che garantiscano il rispetto delle misure di sicurezza (ossia i posti a sedere preassegnati; il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale; e l’accesso consentito solo ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19), anch’esse sono autorizzate a svolgere tali attività. 

Devono, pertanto, allo stesso modo, essere perseguite tutte le forme di abusivismo denunciate dai media che, purtroppo, sono state numerose, così come la violazione dell’obbligo che esclude l’organizzazione di eventi con ballo, svolti all’interno di locali aperti al pubblico, solitamente dediti alla sola somministrazione  di cibi e bevande e non muniti della licenza per il ballo.

 

Procediamo ora con la disamina delle diverse sanzioni applicabili in caso di violazione dell’obbligo di sospensione del ballo, ai sensi dell’art. 4, che non pare essere un’attività semplice anche per lo stesso giurista, stante il rinvio alle numerose disposizioni di legge applicabili alla singola fattispecie. Cerchiamo, quindi, di fare chiarezza, per quanto possibile, esaminando le diverse casistiche delle attività compiute in violazione della legge e che sono state oggetto di controllo.

 

Le sanzioni applicabili in caso di violazione delle norme prescritte dall’art. 4 del recente d.l. 23 luglio 2021 n. 105, in relazione sia alle modalità di esercizio dell’attività, sia all’obbligo di consentire l’ingresso alla sola clientela munita di green pass, sono quelle indicate dal richiamato articolo 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 (convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35) che prevede, salvo che il fatto costituisca reato, la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.000, oltre alla sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ovvero sulla totalità di esso. Inoltre è previsto che, in caso di reiterazione della violazione, la sanzione amministrativa sia raddoppiata e quella accessoria sia applicata nella misura massima.

Tali sanzioni si applicano a chiunque, nello svolgimento di un’attività di intrattenimento, violi le condizioni di svolgimento legittimo della stessa, come sopra indicate. 

Inoltre, l’articolo 4 del DL 19/2020 prevede espressamente l’applicazione, in quanto compatibili, anche delle sezioni I e 2 del Capo I della legge 689 del 1981 “Modifiche al sistema penale”, in tema di principi generali e applicazione delle sanzioni amministrative.

Si prevede, altresì, che in caso di due violazioni della norma che impone al gestore o al titolare dell’attività la verifica del possesso del green pass, commesse in giornate diverse, a partire dalla terza violazione, l’applicazione anche della sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da uno a dieci giorni

Infine, in caso delle diverse ipotesi di falsificazione della certificazione Covid 19, in formato analogico o digitale, si applicano le relative fattispecie di reato previste dal codice penale. 

Si precisa che, sebbene le sanzioni non facciano alcun riferimento esplicito alle norme del TULPS (regio decreto del 18.6.1931, n. 773), se la fattispecie integra i requisiti previsti dalle disposizioni del regio decreto, quest’ultimo può trovare applicazione, come ad esempio l’art. 100 che prevede che, oltre i casi indicati dalla legge, il questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale  siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca  un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinato la sospensione, la licenza può essere, poi, revocata.

A complicare maggiormente il quadro legislativo, che quindi risulta abbastanza frammentato, interviene in materia di igiene pubblica anche la competenza del Sindaco che ha la facoltà di emanare ordinanze d’urgenza e necessità oppure sospendere o revocare le licenze in applicazione di normative regionali o comunali.

La tipologia di sanzione applicabile, dunque, varia in base all’ipotesi in esame, ed è per questo che è necessario valutare caso per caso le specificità delle singole fattispecie. Esistono, ad esempio, locali che sono in possesso della licenza per attività da ballo che continuano a svolgere quest’ultima senza rispettare le modalità previste dalla legge; locali in possesso di licenza da ballo che si sono riconvertiti offrendo cene-spettacolo che poi si trasformano in ballo senza il rispetto delle modalità di sicurezza; e, infine, luoghi deputati ad altre attività come, ad esempio, bar e ristoranti, sprovvisti di licenza per attività di ballo che svolgono ugualmente tale attività illecitamente e violando le norme di sicurezza anti Covid.

Le numerose notizie di questi giorni, che testimoniano una diffusa e sostanziosa attività illecita di ballo in tutta la penisola, non fanno altro che esacerbare la condizione di tutti coloro che invece potrebbero e vorrebbero operare in regola e in sicurezza in tale settore. Sarebbe stato preferibile individuare delle modalità idonee per riaprire i locali da ballo in sicurezza, così come suggerito anche dal protocollo proposto dalle associazioni di categoria, valorizzando chi le regole intende rispettarle e a dispetto di chi opera nell’illegalità. 

Al di là di ciò, è fondamentale che in una prospettiva futura ci sia un intero ripensamento del settore del clubbing calato in un contesto storico che sta cambiando radicalmente le abitudini e le modalità dell’intrattenimento. Auspichiamo tutti che la pandemia termini nel minor breve tempo possibile, ma nelle more di ciò è cruciale riuscire a reinventarsi per mantenere il proprio ruolo all’interno della società e offrire intrattenimento in sicurezza. D’altronde, il ballo in tutte le sue manifestazioni esiste da sempre ed è proprio la sua carica ancestrale che permetterà al settore del clubbing di risorgere, magari in forme diverse, ma altrettanto appaganti con uno sguardo verso il futuro, come la parte più virtuosa del sistema ha sempre fatto.